1 agosto 2018 ore 20.00: al Social World Festival di Vico le frasi più belle del cinema col libro di Giuseppe Alessio Nuzzo

1 agosto 2018 ore 20.00: al Social World Festival di Vico le frasi più belle del cinema col libro di Giuseppe Alessio Nuzzo

Un Social World Film Festival maturo, intenso, completo, speciale, questo giunto ormai alla sua ottava edizione. Un Festival, menzionato tra le 10 eccellenze del cinema italiano a Los Angeles. che entra nel cuore di tutti quelli che a vario titolo vi partecipano, ed è destinato a restarci a lungo. Un evento che è oramai fiore all’occhiello della città di Vico Equense, che al Festival lega indissolubilmente il suo nome, oltre ad ospitare, sempre grazie al Festival e al suo direttore, Giusepppe Alessio Nuzzo, il Museo del Cinema della Penisola Sorrentina ed il primo ed unico Monumento alla settima arte in Italia. Dopo una serata di martedi 31 luglio densa di emozioni, che ha visto in piazza Mercato-Arena Loren nel salotto letterario a cura della libreria Ubik di Vico Equense la presentazione del libro “Super Heroes” alla presenza di due degli autori, Chiara Guida e Cecilia Strazza, con introduzione e moderazione di Carlo Alfaro e Maria Fausto, il focus sulla violenza di genere con un dibattito con l’attrice di Gomorra Cristina Donadio e la psicologa-psicoterapeuta Marisa De Martino, la presentazione, in collaborazione con il “Consorzio Confini”, della selezione “School” con la premiazione della scuola vincitrice, la proiezione del film Premio Oscar come miglior film e miglior regia “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro, ce ne aspetta un’altra altrettanto significativa mercoledì 1 agosto (giornata dedicata al Mercato del cinema giovane europeo) con, in apertura di serata, alle 20,00, in Arena Loren, prima dell’omaggio agli Academy Awards, la  presentazione del libro: “Cinema è sogno: antologia delle citazioni cinematografiche” di Giuseppe Alessio Nuzzo. edito da Pulcinella Editore. Con la prefazione di Gian Luigi Rondi e le conclusioni di Enzo Decaro, il libro è la raccolta antologica delle frasi più belle e famose del cinema italiano, dal 1930 al 2015: sono oltre 1450 frasi, ricavate dalle battute di 172 registi e circa 500 film.  Il libro è stato scritto dal direttore generale del Festival per celebrare la straordinaria potenza evocativa della settima arte, a partire dalla invenzione del ”Cinematografo” dei fratelli Lumière. La cinematografia intesa come la proiezione in sala di una pellicola stampata, di fronte ad un pubblico pagante, nasce infatti il 28 dicembre 1895, grazie ad un’invenzione dei fratelli Louis e Auguste Lumière. Il cinematografo arriva in Italia un anno dopo: il 13 Marzo 1896, a Roma, c’è la prima proiezione. Il cinema resta un’arte unica, capace di raccontare per immagini e raggiungere direttamente le corde più profonde del sentire umano, fornendo una chiave di interpretazione e revisione della realtà. Spiega Giuseppe Alessio Nuzzo “Una battuta appassionata, un duello verbale, un motto audace, un dialogo emozionante possono regalare alla memoria degli spettatori il ricordo vivido di un film. Il cinema fin dalla sua nascita è riuscito, nel corso degli anni, a trasmetterci forti emozioni, consegnando ai posteri frasi che non dimenticheremo mai. Ci sono pellicole di cui magari resta impressa un’unica, semplice frase. Ma che da sola vale a volte l’intero biglietto. Questo lavoro vuole riportare in luce il valore pieno della sceneggiatura, con una collezione di citazioni la cui sola lettura ci fa ripensare a scene indimenticabili del cinema italiano”, aggiungendo che il libro rende omaggio al cinema, che nel 2015, precisamente il 28 dicembre, ha compiuto i suoi primi 120 anni. Spiega poi perché la decisione di dare alle stampe la sua collezione di frasi: “Non volevo che fosse un freddo strumento elettronico, un tablet o il cellulare, a rievocare le parole care dei film: le ruvide pagine, l’odore della stampa, il tornare indietro con i sensi e con la mente: un libro tradizionale, meglio accoglie il turbinio di emozioni delle frasi”. Frasi raccolte senza rigore cronologico né alfabetico, ordinate dal semplice ricordo e collezionate nel corso degli ultimi 10 anni da uno spettatore attento e acuto come Nuzzo. “Una raccolta che non vuole sottolineare l’importanza di alcuni film rispetto ai tanti del panorama cinematografico nazionale, ma semplicemente regalare emozioni”, precisa Nuzzo. L’autore è stato particolarmente onorato dall’apprezzamento mostrato al libro da parte del grande Gian Luigi Rondi,  mancato il 22 set 2016. Decano dei critici cinematografici italiani, presidente dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, sceneggiatore, saggista, docente universitario di Storia del cinema italiano, giurato di prestigiosi Festival e organizzatore/direttore artistico di storiche rassegne, tra cui la Mostra del Cinema di Venezia, gli Incontri Internazionali del Cinema di Sorrento e il Festival Internazionale del Film di Roma, ha scritto parole bellissime per il testo di Nuzzo: “Frasi che anche se non avessimo mai udito al cinema, fanno parte del nostro respiro civile. L’autore ha avuto un’idea. Che è anche una trovata. Quella di raccogliere in un volume le tante battute che si sono potute ascoltare dagli anni ‘30 ad oggi nei film italiani. A molti sembreranno nuove, molti se ne incuriosiranno, mentre qualcuno forse si commuoverà perché certe frasi lo faranno andare molto indietro nel tempo e concorreranno ai suoi ricordi di adolescente o addirittura di ragazzo. L’impresa, da un certo punto di vista monumentale, debbo dire che ad ogni pagina mi convinceva sempre di più, non solo per quello che leggevo, ma per l’iniziativa con cui, con sapienza e intelligenza, erano state citate tutte quelle frasi estratte dai tanti film presi in esame”. L’attore, sceneggiatore e regista Enzo Decaro, indimenticabile “bello” del gruppo teatrale La Smorfia di cui era parte assieme a Massimo Troisi e Lello Arena, ha curato invece le conclusioni del libro, commentando: “Bisogna ricordarsi che dietro un’immagine c’è sempre una parola scritta e un pensiero. Mi piace l’idea di poter ridare a frasi, pensieri, linee di discorso, quella dignità e autonomia che hanno avuto prima di diventare film: mi sembra un atto eroico”. Giuseppe Alessio Nuzzo ha raccontato di aver cominciato a 16 anni a compilare un quadernetto sul quale annotava le frasi più belle dei film che vedeva: dieci anni dopo, e dopo aver dato vita nel frattempo al Social World Film Festival, è arrivato a mettere insieme tante battute da farne questo prezioso libro, di cui nella serata di giovedi l’inconfondibile voce di Michele Placido leggerà delle citazioni, quali “Credevamo di cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi” (Stefano Satta Flores in C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, 1974), o “La vita non è come l’hai vista al cinematografo, la vita è più difficile” (il giovane Salvatore di Giuseppe Tornatore in Nuovo Cinema Paradiso, 1998). Come se tutto rientrasse in un’unica grande sceneggiatura, da Roberto Rossellini a Matteo Garrone, da Zeffirelli a Salvatores, passando per Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Elio Petri, Dino Risi, Mario Monicelli, Vittorio De Sica, Roberto Benigni, Sergio Leone e tanti altri, quello che nasce come un collage di battute, finisce per essere esso stesso un film, un incredibile montaggio di citazioni e dialoghi (ma anche monologhi) che fanno rivivere in un’unica pellicola quasi un secolo di cinema italiano spezzettato in tanti fotogrammi, scena dopo scena, battuta dopo battuta. Il volume di Nuzzo, che rende omaggio a Sophia Loren in copertina, conta dodici capitoli, tanti quanti sono i generi cinematografici. Dal 21 dicembre 2016, “Cinema è sogno: Antologia delle citazioni cinematografiche”, ha avuto l’onore di essere ufficialmente parte dell’archivio della Biblioteca degli Oscar a Beverly Hills. Autore di bellissimi cortometraggi e docufilm riconosciuti e premiati in diverse rassegne cinematografiche tra cui il Giffoni Film Festival, Nuzzo ha anche firmato un film importante, il suo primo lungometraggio: “Le verità”. In una recente intervista, il giovane regista ha affermato di ispirarsi ai grandi maestri del cinema italiano di genere, ma annovera tra i suoi preferiti anche quelli più contemporanei come Sorrentino, Tornatore e il giovane Mainetti, che con il film Lo chiamavano Jeeg Robot ha contributo alla rinascita del cinema di genere. Forse è proprio per questo motivo che Nuzzo ha voluto chiamare il suo personaggio protagonista Gabriele Manetti, nome molto simile a quello del collega regista. La passione per la cura dell’immagine Nuzzo la deve alle gite fatte durante l’infanzia con il padre, che spesso lo portava a visitare musei d’arte. L’arte figurativa è un elemento chiave nella poetica cinematografica di questo giovane regista, che manifesta una maniacale ricerca della giusta composizione dell’inquadratura. Nuzzo entra di diritto secondo i critici nella piccola schiera di giovani registi impegnati a innalzare la qualità artistica del cinema italiano. Tra i suoi corti, spicca “Lettere a mia figlia”, vincitore del premio Corti d’Argento e candidato ai David di Donatello, che è ispirato a una storia vera. Un padre scrive una lettera a sua figlia Michela. La sua penna però, probabilmente, sbanda un po’ e questo per effetto dell’Alzheimer. Giuseppe Alessio Nuzzo ha voluto descrivere nei suoi aspetti quotidiani la malattia e le sue conseguenze. Un lavoro permeato di verità che ruota attorno a un tema fondamentale che è la memoria. La memoria emotiva, che è anche il filo conduttore del suo libro che sarà presentato in Arena Loren la sera di mercoledi 1 agosto alle 20,0 da Carlo Alfaro e Maria Fausto all’Arena Loren in apertura di serata. Perché ricordare è ri-vivere. Non perdetevelo. Regalatevene il ricordo. (Carlo Alfaro).

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