VICO EQUENSE: INDISCRIMINATA PESCA A STRASCICO E DATTERAI DISTRUGGONO I NOSTRI FONDALI

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LE RAPINE DELLA PESCA A STRASCICO E DEI DATTERAI
A VICO EQUENSE SCOMPAIONO LE ULTIME RISORSE DEL MARE
( Giuseppe Maffucci) Continua la selvaggia distruzione delle ultime risorse ittiche a causa dell’indiscriminata pesca a strascico e dell’opera nefasta dei raccoglitori di datteri di mare.
Ogni giorno cresce l’allarme tra i pescatori delle nostre marine, per la scomparsa di molte specie di flora e di fauna marina, pesci tra i più pregiati, “ merluzzo, coccio, sogliola, murene, scorfano rosso, corvine, cernie, orate, ”, sono raramente presenti nel pescato, ogni giorno sempre più magro, alla fine di una dura giornata di lavoro. Quelli che sul mare vivono invocano da sempre e inutilmente l’intervento delle autorità e il rispetto delle leggi. Prima di tutto il divieto di pescare a strascico a poche centinaia di metri dalla costa, anche di giorno, altro che a meno di tre miglia, sotto gli occhi di tutti, basta affacciarsi da una delle tante loggiate a mare della penisola, in alcune giornate particolari, per vedere alle prime luci dell’alba, barche da pesca a strascico che operano per la desertificazione del nostro mare. Cosi come inutilmente viene chiesta la lotta senza quartiere, all’opera distruttrice dei datterari, veri e propri delinquenti che, in pochi anni hanno distrutto, per estrarre i preziosi molluschi, tutte le pareti calcaree e i fondali marini nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno. Da Capo d’Orlando a Vietri sul Mare, insufficiente, anzi inutile si è dimostrata fino ad oggi l’attività di controllo da parte delle tante autorità preposte a questo servizio, l’opera devastatrice di questa che, è diventata di fatto, una attività talmente lucrosa, da impegnare sempre più persone con mezzi e tecnologia nuove e sofisticate, in grado di frantumare oltre le pareti anche il fondali rocciosi lungo tutta la costa di Vico Equense. Dagli scogli dei “Tre Fratelli” alle “Grotte dello Scrajo”, dallo scoglio della “Tartaruga” alla spiaggia “delle Sirene e la Punticella”, alla piattaforma sotto l’antico Castello Angioino, fino al grande faraglione di “Santa Margherita”, da “ Punta Vescovado” a “Punta Scutolo”, dallo “Scoglio della Nave” a “Punta Gradelle” è tutto devastato. C’è da piangere nel vedere in quali condizioni è ridotto il fondale marino ; dove erano grandi scogli calcarei e piattaforme rocciose piene di vita vegetale e animale con vaste e ricche praterie di “posidonia” , con pinne nobilis , ricci, stelle marine, mitili e molluschi di ogni specie, oggi è un ammasso senza vita, di piccole pietre frantumate.
Il mare di Vico Equense era stato per millenni ricchissimo, almeno fino trenta anni fa, di tutte le gustosissime specie di pesce del golfo di Napoli, oggi purtroppo sta per morire, il pescato è sempre meno ed è forte il disagio per un intera categoria di lavoratori della “piccola pesca costiera”. E’ anche la fine di un’antichissima tradizione che veniva lasciata dal padre al figlio e rappresentava un onesto e dignitoso lavoro e la sussistenza di decine e decine di famiglie. La distruzione dei fondali, l’inquinamento, le carenze delle attività di controllo, con la pesca indiscriminata a strascico, quella pesca che raschia il fondale strappando flora e fauna dal suo ambiante naturale, è un vero suicidio collettivo, portato avanti da pochi tra l’indifferenza della comunità ignora il problema. La pesca a strascico è praticata da grandi e medi pescherecci ai quali una legge assurda consente di pescare fino a pochi metri dalla costa, distruggendo tra l’altro tutto il novellame e i depositi delle uova.
Che cosa si potrebbe fare per difendere il mare e gli interessi dei piccolo pescatori locali “ Innanzitutto cambiare la normativa e far rispettare la Legge a tutti” ci dice il signor Luigi Sorrentino, rappresentante dei pescatori della marina di Vico Equense che, ha vissuto una vita sul mare. Noi vorremmo – continua – che fosse rispettata la norma per le grosse navi da pesca di calare le loro reti a strascico , oltre le tre miglia dalla costa, cioè al centro del Golfo di Napoli; la pesca a strascico distrugge tutto, altrimenti per noi sarà la fine, fra non molto non saremo più in grado di sopravvivere con il nostro mestiere. Eppure in tante Regioni d’ Italia, Sicilia, Liguria per esempio – ha continuato Sorrentino – viene rispettata la legge regionale di settore già da molti anni, con l’obbligo di pescare oltre le tre miglia dalla costa. In pochi anni , in queste Regioni il patrimonio ittico dello rispettive coste è rifiorito e l’abbondanza di pescato è tornato a favorire quei pescatori. Noi piccoli pescatori costieri delle Marine di Vico Equense con i nostri mezzi e i nostri attrezzi non possiamo spingerci a pescare troppo lontano, dobbiamo calare le reti (consentite) vicino alla costa, con le nostre reti di posta non distruggiamo i fondali e le uova prima che diventino pesci. In questo periodo – ha continuato Sorrentino – i pesci depositano le uova che crescono fino a giugno, epoca di ripopolamento, purtroppo con le reti a strascico fatte con cavi d’acciaio, le uova vengono spazzate via e la riproduzione non avviene. Così si estingue la pesca, un bene comune e si decide l’estinzione di un’intera categoria di lavoratori, già per certi versi abbandonata da tutti.

Gaetano Milone

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