Elogio al reddito di cittadinanza: un testo interessante

condividi in facebook

Il 13 febbraio 2020 presso la libreria Ubik di Vico Equense di Giovanna Starace è stato presentato il piccolo ma significativo volume “Elogio al reddito di cittadinanza” di Domenico Raio, Giammarino Editore, con la partecipazione di Salvatore Dare, Carlo Alfaro, Michele Cinque e Michele De Angelis, in presenza dell’autore e dell’editore Gino Giammarino. Si tratta di un testo che si iscrive nell’acceso dibattito politico e civile sul provvedimento voluto dal Movimento 5 Stelle, ma affronta il tema dal lato sociologico piuttosto che politico, ed è scritto in maniera semplice, scorrevole, a tratti persino divertente. Un libro dedicato, dice l’autore: “a tutti coloro che osteggiano il reddito di cittadinanza, perché evidentemente non hanno mai vissuto esperienze quali la povertà, la disoccupazione, l’esclusione sociale che ne consegue. A chi è sazio e nun crere ô riuno”. Un testo che nasce da una dolorosa esperienza personale: “Se fosse esistito all’epoca di mio padre, la mia vita avrebbe avuto tutto un altro corso. La mia famiglia fu costretta a emigrare in Germania negli anni ’60 perché a un certo punto rimase senza più alcuna fonte di reddito. Se avessimo ricevuto un sussidio di Stato, mio padre avrebbe avuto più tempo per cercare un lavoro e probabilmente saremmo rimasti a Napoli”. In Italia il reddito di cittadinanza, a lungo proposto dal Movimento 5 Stelle, è stato infine approvato nel 2019 dal Governo Conte I (formato dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega). Esistono due modi di concepire il reddito di Stato: “reddito di base incondizionato” e “reddito minimo garantito”. Il reddito di base incondizionato, detto anche reddito di sussistenza o reddito minimo universale, è un’erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare, distribuita dallo Stato universalmente a tutte le persone dotate di cittadinanza e di residenza, indipendentemente da sesso, credo religioso, posizione sociale e situazione economica e senza esigenza di contropartite. Inoltre il beneficiario del reddito di base può scegliere di rifiutare qualsiasi offerta di lavoro senza perderne il diritto. Invece il reddito minimo garantito viene devoluto solo a chi si trova sotto a una determinata soglia ritenuta di povertà. Il reddito di cittadinanza introdotto in Italia è un reddito minimo garantito, non di base, in quanto non universale (viene versato solo a disoccupati, inoccupati o lavoratori che percepiscono un reddito inferiore a una certa soglia), non incondizionato (ci sono una serie di obblighi, quali iscriversi ad un centro d’impiego e dare la disponibilità a svolgere lavori di pubblica utilità) e non di tipo individuale (subisce variazioni in riferimento al proprio status familiare). Attualmente, i cittadini italiani o stranieri con regolare permesso di soggiorno residenti da almeno dieci anni (dei quali gli ultimi due in via continuativa) possono presentare le domande tramite il portale www.redditodicittadinanza.gov.it , tramite i CAF o negli uffici di Poste Italiane. L’INPS valuta se la domanda possiede i requisiti di legge e, in caso affermativo, consegna una carta prepagata ricaricabile che può essere utilizzata per acquistare beni e servizi oppure per prelevare denaro contante, entro un tetto massimo mensile. La storia del reddito di cittadinanza parte da lontano. La prima proposta viene indicata nel 1795 ne “La Giustizia Agraria” di Thomas Paine, in cui l’autore proponeva al fine di risolvere il problema della povertà dilagante in Francia la creazione di un fondo equamente ripartito tra tutti i cittadini. La “Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali” dell’ONU del 1966 ad oggi vigente e ratificata da quasi tutti i Paesi del mondo, stabilisce il diritto alla “libertà dalla fame” per sé e la propria famiglia, e similmente si esprime la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea” a proposito del diritto alla sicurezza sociale contro emarginazione e povertà. La Finlandia è stato il primo Paese europeo ad introdurre il reddito di cittadinanza. L’Italia, invece è tra gli ultimi Paesi della UE a stanziare aiuti economici a favore dei cittadini più deboli, che in Germania, Inghilterra e Francia rappresentano l’essenza stessa del welfare state. Obiettivo del provvedimento è affrontare le situazioni di povertà garantendo un livello di reddito minimo e valorizzando lo status di cittadinanza in una comunità. Secondo Raio, “il reddito di cittadinanza, garantendo quel minimo vitale necessario al cittadino per una serena sopravvivenza, rappresenta uno dei provvedimenti di welfare più importanti della storia repubblicana, una questione di giustizia e civiltà”. Nel libro, l’autore elenca dettagliatamente i numerosi vantaggi del provvedimento:

  • Misura assistenziale necessaria, causa la seria crisi economica italiana, che in realtà non è affatto finita. Sono infatti allarmanti i dati Istat sull’aumento della povertà assoluta o relativa. Secondo ad esempio l’Atlante dell’infanzia di Save The Children, dal 2008 al 2018 è triplicato il Italia il numero di minori in povertà assoluta, senza i beni indispensabili per condurre una vita accettabile, passando dal 3,7% del 2008 al 12,5% del 2018: una vera e propria emergenza, con fortissimi divari territoriali, a sfavore delle Regioni del Mezzogiorno. La povertà dei minori significa difficili condizioni abitative, dispersione scolastica, alimentazione povera sia di proteine che di verdure, impossibilità di fare sport. Raio ammonisce di non guardare superficialmente solo il PIL. Se qualche multinazionale registra più profitti è magari proprio per la mancanza di concorrenza, vista la chiusura di molte piccole imprese, soffocate da leggi che ne hanno ristretto la libertà di azione e crescita: questo può dare la falsa sensazione che il PIL stia crescendo. La realtà è che l’eccessiva flessibilità del mercato del lavoro in Italia, l’eccedenza di manodopera unita alla crescente automazione dei processi produttivi hanno aumentato il tasso di disoccupazione nel nostro Paese.
  • Dare la possibilità a chi è senza lavoro di investire sulla propria professionalità e prepararsi alla prossima attività lavorativa. Soprattutto chi appartiene agli strati sociali meno abbienti ha difficoltà, senza un sussidio esterno, a sostenere i costi della ricerca di un lavoro limitando, di fatto, le sue possibilità di successo, con effetti paralizzanti per la mobilità sociale, perché chi è già povero è condannato probabilmente a restare tale.
  • Favorire l’ottenimento di un posto di lavoro in tempi più rapidi, in quanto la disponibilità di fondi consente al disoccupato di finanziare la sua ricerca estendendola su base nazionale o addirittura internazionale.
  • Spingere l’economia che, causa la crisi, è entrata in un circolo vizioso negativo, in quanto la chiusura di molte aziende che si è verificata in Italia negli ultimi anni ha causato incremento del numero dei disoccupati, il che ha ulteriormente ristretto i potenziali fruitori di prodotti e servizi offerti sul mercato, dato che chi è povero riesce a far fronte solo ai bisogni primari, mentre il mercato nell’economia moderna si fonda soprattutto sul consumo di massa di beni non essenziali.
  • Fornire ai soggetti senza lavoro una propria rispettabilità sociale, autonomia e dignità, indispensabili al loro benessere psicologico e alla sicurezza sociale.
  • Contrastare lo sfruttamento del lavoratore che, messo alle strette dalla mancanza di denaro anche per i bisogni essenziali, può accettare paghe al di sotto delle tabelle salariali, prestare opera per un numero maggiore di ore senza il pagamento degli straordinari, accettare lavoro nero senza alcun diritto sindacale e previdenziale, col rischio, in caso di malattia o di infortunio, di restare senza copertura alcuna.
  • Consentire di trovare impieghi più qualificati, in quanto chi ha bisogno di soldi finisce per accettare lavori poco gratificanti e per nulla attinenti alla propria formazione, vanificando anni di studi, anche universitari, con un enorme spreco di risorse da parte dello Stato.
  • Aumentare il potere contrattuale dei disoccupati in Italia: l’assoluta necessità di un guadagno immediato ha reso estremamente debole la posizione del disoccupato di fronte ai datori di lavoro, per cui in Italia i lavoratori hanno i salari più bassi di Europa.
  • Contrastare la povertà relativa, poiché, considerati i livelli degli stipendi medi italiani, in una famiglia monoreddito, con uno o più disoccupati nel proprio nucleo, il soddisfacimento dei bisogni essenziali può essere difficile per l’intero nucleo familiare.
  • Contrastare la discriminazione anagrafica nell’accesso al lavoro (il limite dei 40 anni).
  • Permettere la formazione del disoccupato: la scarsa competitività di un soggetto nel mercato del lavoro dipende sovente da una scarsa preparazione individuale, conseguente all’impossibilità di conciliare le necessità di guadagno immediato o le esigenze familiari con un adeguato percorso formativo.
  • Favorire il ristoro del disoccupato, dandogli le risorse per vivere nell’attesa di ottenere il lavoro: mangiare, vestirsi, avere un tetto, spostarsi, telefonare e, perché no, anche rilassarsi.
  • Combattere l’emarginazione e l’esclusione sociale dei senza lavoro in una società che giudica gli individui dall’entità dei guadagni.
  • Consentire al disoccupato di intraprendere relazioni affettive e immaginare la costruzione di una famiglia: la crisi economica ha avuto un impatto anche sull’aumento della denatalità.
  • Tutelare la salute dei meno abbienti che potrebbero rinunciare alle cure adeguate non potendo pagarle o non effettuare scelte di vita salutari per i costi di una sana alimentazione o di attività sportive. Oggi, secondo l’Istituto superiore di Sanità, una persona che nasce in Campania, Sicilia o in Calabria ha un’aspettativa di vita fino a 4 anni inferiore del resto dell’Italia. È come se vivessimo in due Paesi. E la peggiore zona in cui nascere è l’area metropolitana di Napoli: nei confronti dell’Europa, ha un gap di aspettativa di vita che arriva quasi a 8 anni.
  • Rafforzare il diritto alla giustizia del cittadino indigente, visto che anche avviare un contenzioso richiede risorse finanziarie.
  • Rendere libero il cittadino da condizionamenti di sorta, in quanto la mancanza di danaro fa precipitare un soggetto in uno stato di vulnerabilità che può esporlo a cedere alle lusinghe di facili guadagni da parte della malavita o a cadere nelle mani di spregiudicati millantatori che lo raggirino.
  • Sviluppare il senso della solidarietà sociale contro l’estremo individualismo che caratterizza la società italiana.
  • Stemperare conflitti e tensioni all’interno della famiglia e della società, causati dalla povertà.
  • Sostenere il welfare familiare permettendo il mutuo soccorso tra i componenti della famiglia.
  • Rinsaldare lo spirito europeistico, assimilando la condizione dei disoccupati italiani a quella della maggior parte dei cittadini europei.
  • Risarcire i disoccupati del Sud per il maggior tempo impiegato nella ricerca di un posto di lavoro, dato che il diverso livello di sviluppo economico che si riscontra nel nostro Paese determina che al Nord un giovane trovi un’occupazione più rapidamente rispetto a un coetaneo del Mezzogiorno.
  • Creare un indennizzo ai giovani per l’allungamento dell’età pensionabile.

Ma l’autore non si ferma all’elogio, sottolineando anche le criticità e le possibili soluzioni:

  • Potrebbe sembrare un provvedimento assistenzialista per il Sud, ma non è così, anzi risarcisce i cittadini del Mezzogiorno delle condizioni penalizzanti cui sono sottoposti.
  • Potrebbe disincentivare la ricerca di un lavoro da parte dei giovani perché molti salari sono di poco superiori all’ammontare del sostegno economico.
  • I beneficiari del reddito di cittadinanza potrebbero essere spinti a continuare a lavorare al nero.
  • Il testo di legge non ha per nulla tenuto conto del fattore età, mentre disoccupati si può restare in ogni momento della vita. Considerata la più difficile collocabilità, le maggiori responsabilità e gli impedimenti propri dell’età, i più anziani necessiterebbero di una differenza di trattamento.
  • Il limite di tre offerte di lavoro rifiutate oltre le quali si perde il diritto al reddito di cittadinanza rappresenta un forte condizionamento alla libertà di scelta.
  • Il reddito di cittadinanza non ferma l’emigrazione dal Meridione, che produce depauperamento di giovani energie nel Mezzogiorno e maggiore arricchimento delle aree continentali più avvantaggiate.
  • Il reddito di cittadinanza dovrebbe poter essere investito in uno speciale fondo pensioni per disoccupati, che giungeranno all’età pensionabile senza aver maturato contributi, oppure con insufficienti marche versate.

Volete approfondire questi spunti? Leggetelo, amici, io lo trovo utile a capire…

Carlo Alfaro

Carlo Alfaro

leave a comment

Create Account



Log In Your Account



shares
Vai alla barra degli strumenti