SORRENTO: IL CANTO DELLE MONACHE BENEDETTINE DELLA CHIESA DI SAN PAOLO A SORRENTO

SORRENTO: IL CANTO DELLE MONACHE BENEDETTINE DELLA CHIESA DI SAN PAOLO A SORRENTO

SORRENTO: IL CANTO DELLE MONACHE BENEDETTINE DELLA CHIESA DI SAN PAOLO A SORRENTO

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“Pasqua in Gregoriano”.

Il Canto delle Monache Benedettine nella Chiesa di San Paolo a Sorrento.

Fino al 1983 il Monastero delle Monache Benedettine con l’annessa monumentale Chiesa di San Paolo ha costituito, per Sorrento, quel polmone verde capace di dare un sapiente respiro e una forma armonica ai luoghi grandi o piccoli che esistono nella città, intrisi peraltro di lavoro e di economia intelligente. V secolo – XV secolo d.C. Questo durata storica è completa di quasi mille anni di storia, abbondantissimo di musica più pratica che estetica, fatta eccezione della musica religiosa destinata a durare nel tempo per sostenere la preghiera.

Le iniziali disposizioni teoriche del canto gregoriano risalgono al IX secolo, ed il canto è il destinatario della musica religiosa nella prima parte del Medioevo.

Musicalmente il gregoriano rispecchia un’influenza di componenti orientali ed ebraiche, senza escludere le affinità e l’influenza con altri riti gemelli a quello latino, non da ultimo con la Chiesa bizantina.

Al momento della sua nascita, il canto gregoriano, in quanto raccolta di canti per la liturgia cristiana, aveva già alcuni secoli di vita. Grazie a Papa Gregorio Magno si ha un ordinamento del repertorio delle melodie in una raccolta di antifone, e cioè l’ Antiphonarium. Il repertorio dei canti gregoriani si presenta, oggi, come un insieme di canti monodici su testi latini tratti dalla Sacra Scrittura, dall’Ufficio delle Ore e dalla Messa, il resto risale ai poeti medievali. Dobbiamo aspettare l’VIII secolo per avere scritta ogni singola nota o gruppi di note collegate tra di loro, insieme ad un’indicazione di segni nuovi denominati “neumi”: è così’ che, tra la fine del IX secolo e l’inizio del successivo, si sviluppa un sistema grafico d’aiuto al cantore perché una volta ben apprese le melodie le possa poi cantare senza insicurezze. I più grandi centri di scrittura dei codici, includenti il canto gregoriano, si collocano in un’area geografica culturale che procede dalla Francia settentrionale e giunge alla Svizzera e alla Germania; mentre in Italia si ricordano i centri monastici con le abbazie di Nonantola, Montecassino e Bobbio. Desidererei presentare, brevemente, alcuni testi musicali in gregoriano che sono tratti dalla Liturgia del Sabato Santo e dalla Domenica di Pasqua: l’Antifona Vidi aquam e l’Antifona Pascha nostrum.

L’Antifona Vidi aquam della liturgia battesimale della Veglia Pasquale del Sabato Santo, recita: Vidi aquam egredientem de templo, a latere dextro, alleluia: et omnes, ad quos pervenit aqua ista, salvi facti sunt, et dicent, alleluia, alleluia. Ho visto l’acqua sgorgare dal tempio, dal lato destro, alleluia: e a quanti giungerà quest’acqua porterà salvezza ed essi canteranno, alleluia, alleluia.

Nel suo testo, edito dalle Paoline il 2007 e dal titolo La Grande Settimana, commento spirituale ai testi liturgici e ad alcune melodie gregoriane, Madre Anna Maria Canopi defunta abbadessa dell’abbazia benedettina Mater Ecclesiae sull’isola di San Giulio (Novara), scrive: Il canto esprime il tripudio di questa rinascita spirituale e la melodia gregoriana sembra riprodurre il movimento dell’acqua che fluisce in abbondanza; ma sulle parole aqua ista indugia con ammirata contemplazione mettendo in evidenza il pregio ineguagliabile di quest’acqua che non è acqua qualunque, ma è portatrice della forza dello Spirito Santo. L’alleluia ripetutamente introdotto all’interno dell’antifona, è come un gioioso battere di mani dei redenti pieni di stupore davanti al dono di tanta salvezza inaudita. All’Antifona fa seguito il Salmo 117: Confitemini Domino quoniam bonus, quoniam in saeculum misericordia eius. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. Sicut erat in pricipio et nunc e semper, et in saecula saeculorum. Amen. Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Com’era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

L’Antifona alla Comunione nella Messa della Domenica di Pasqua recita:
Pascha nostrum immolatus est Christus, alleluia! Cristo nostra Pasqua è immolato, alleluia!
Prosegue Madre Canopi: Nella prima parte dell’antifona la melodia ha un andamento disteso e contemplativo, fa come assaporare la dolce comunione con l’Agnello pasquale, con il Cristo risorto e tornato in mezzo ai suoi. Dopo l’alleluia la frase riprende il suo corso: celebriamone dunque la festa con azzimi di verità. Compostezza e gravità racchiudono la gioia pasquale, è solo al momento della conclusione con i tre alleluia sui quali la melodia si va facendo elevata e vibrante, esplode tutta l’allegrezza del convito pasquale al cui centro sta Cristo risorto.
Don Francesco Saverio Casa, Rettore della Chiesa di San Paolo

 

 

Gaetano Milone

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