ARCIDIOCESI SORRENTO-CASTELLAMMARE: DETTATE LE REGOLE PER LE PROSSIME FESTE PATRONALI

ARCIDIOCESI SORRENTO-CASTELLAMMARE: DETTATE LE REGOLE PER LE PROSSIME FESTE PATRONALI

ARCIDIOCESI SORRENTO-CASTELLAMMARE: DETTATE LE REGOLE PER LE PROSSIME FESTE PATRONALI

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“Scherza con i fanti ma lascia in pace i Santi” recita un antico adagio fatto proprio da generazioni di credenti e non, nel rispetto dei ruoli.

In questo periodo di accertata possibilità di contagio dal terribile coronavirus grazie ad assembramenti o contatti diretti, purtroppo anche la Chiesa sta pagando un tributo terribile alla salvaguardia della salute umana facendo proprie le direttive del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ultimamente contestate vibratamente tanto che qualcuno ha scritto di prevaricazione della gerarchia delle norme (diritto costituzionale e diritto ecclesiastico) secondo cui “Costituzione, Concordato e Codice Penale non possono essere scavalcati da atti amministrativi come un Dpcm” o addirittura, “cosa che non è mai avvenuta né in Cina né nei paesi arabi,  dettare le disposizioni di come si devono celebrare i funerali”.

In conseguenza di tali decreti, il Vescovo dell’Arcidiocesi  Sorrento-Castellammare, mons. Francesco Alfano, attraverso il suo vicario ha dettato ai parroci, ai rettori di chiese e santuari ed a tutti i sacerdoti dell’Arcidiocesi “INDICAZIONI CIRCA LE FESTE PATRONALI E LE PROCESSIONI.

Come è noto, dopo  gli allarmi Covid 19, nell’Arcidiocesi Sorrento-Castellammare sono state sospese   le celebrazione dei riti della Settimana Santa con relative processioni degli incappucciati, annullata la processione per i festeggiamenti in onore di” Sant’Antonino dei Giardinieri “di domenica scorsa, (la prima processione successiva a quella del 14 febbraio data della salita in cielo del Santo Patrono,, fu autorizzata il 6 maggio 1900) come riporta mons. Federico Demartino con ampia documentazione fotografica nella sua  “Vita di Sant’Antonino Abate”, edita nel 1901, di San Catello, protettore di Castellammare di Stabia di domenica prossima, di San Cataldo Protettore di Massa Lubrense, del 10 maggio.

Ecco di seguito il testo della lettera:

 Visto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in tema di misure urgenti in
materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19,
applicabili sull’intero territorio nazionale.

 Visto il Decreto dell’Arcivescovo Mons. Francesco Alfano in data 09.03.2020;

 Tenuto conto che nelle prossime settimane tradizionalmente si sarebbero svolte feste
patronali nelle parrocchie dell’arcidiocesi;

Considerato che le misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 vietano ogni
forma di assembramento;

 Ritenendo di fondamentale importanza per la vita delle singole comunità parrocchiali
l’esercizio della pietà popolare, “sistema immunitario della vita della Chiesa” (Papa
Francesco).

Si dispone che

A partire dal 6 maggio 2020 e fino a diversa indicazione di questa Curia Arcivescovile sull’intero territorio dell’Arcidiocesi di Sorrento – Castellammare di Stabia

Restano sospese le feste patronali come già previsto dal succitato decreto dell’Arcivescovo;

Ogni attività liturgica in sostituzione alla tradizionale festa patronale ottenga, come già di norma, il Nulla Osta dell’Ordinario;

Dove è consuetudine esporre l’immagine sacra si provveda a scegliere all’interno chiesa parrocchiale un luogo adatto e facilmente accessibile;

Il Parroco o il Rettore della chiesa in accordo con la Pubblica Amministrazione, le forze dell’Ordine presenti sul territorio e con la collaborazione di volontari gestisca l’affluenza dei devoti in modo da evitare assembramenti all’interno della chiesa e sul sagrato e/o piazza ad essa antistante;

È vietata ogni forma di corteo e/o processione;

È vietata ogni espressione devozionale che preveda l’uscita dell’immagine sacra dalla chiesa per essere esposta al pubblico.

Gli uffici di Curia restano disponibili a offrire il proprio contributo ai parroci e ai rettori per la
ricerca di soluzioni adeguate in questo tempo di emergenza.

Delle presenti indicazioni si dia notizia ai Consigli Pastorali Parrocchiali, ai Comitati feste e
alle Arciconfraternite presenti sul territorio diocesano.

 

 

 

 

n Vaticano c’è profonda amarezza umana per il Premier Conte che si è sempre presentato come un figlio di Villa Nazareth cresciuto sotto le ali protettive del cardinal Silvestrini, tuttavia ha ignorato poi le norme che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa. Dopo il primo DPCM, dai Palazzi Apostolici era già arrivato un segnale di disappunto, ma vista l’improvvisa emergenza si era deciso di soprassedere, anche se il Papa era direttamente intervenuto dopo qualche ambiguità del Cardinal Vicario. Non ci sono state neppure proteste formali per le funzioni interrotte dai carabinieri e per le forze di Polizia che, in modo davvero ridicolo, hanno accompagnato la processione solitaria di un vescovo in Abruzzo durante i riti della Santa Pasqua. 

Alla luce dell’ultimo provvedimento, l’avvocato degli italiani sarebbe stato bocciato in diritto costituzionale e in diritto ecclesiastico. Il presidente Andreotti ricordava sempre le faticose intese raggiunte tra Togliatti e De Gasperi durante la Costituente per gli articoli 7 e 8 per cui Stato e Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Come se non bastasse, nel rinnovo del 1983 dei Patti Lateranensi si prevedeva una commissione permanente per decidere eventuali modifiche.

In effetti fino a sabato scorso un dialogo era avvenuto: da un lato, per il governo, il Ministro dell’Interno Lamorgese e, per il Vaticano, il sottosegretario alla Cei Ivan Maffeis e il segretario generale Stefano Russo. Ma qualcosa non deve aver funzionato se poi il Presidente Conte, spalleggiato sembra da un altro cattolico, il capo delegazione del Pd Dario Franceschini e dal ministro Speranza, ma contro il parere della ministra Teresa Bellanova, ha deciso di disattendere ogni intesa ignorando, come sanno anche gli studenti del primo anno di giurisprudenza, il principio della gerarchia delle norme secondo cui Costituzione, Concordato e Codice Penale non possono essere scavalcati da atti amministrativi come un Dpcm.

Addirittura, cosa che non è mai avvenuta né in Cina né nei paesi arabi, si è spinto fino a dettare le disposizioni di come si devono celebrare i funerali. Per non ricordare l’articolo 405 del Codice Penale italiano: «Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose è punito fino a due anni». Chissà come si comporterà il cattolicissimo Sergio Mattarella, ora che il suo protetto Giuseppi ha così irritato Papa Bergoglio. Sembrerebbe, a questo punto, che forse un partito cattolico di professione a guida Conte è scongiurato. Almeno questa una benedizione.

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