CAMERA DI COMMERCIO DI NAPOLI, 15 OTTOBRE 2018, LA SVOLATA CON CIRO FIOLA…

CAMERA DI COMMERCIO DI NAPOLI, 15 OTTOBRE 2018, LA SVOLATA CON CIRO FIOLA…

CAMERA DI COMMERCIO DI NAPOLI, 15 OTTOBRE 2018, LA SVOLATA CON CIRO FIOLA…

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Camera di Commercio di Napoli, 15 ottobre 2018, la svolata; riportiamo una dichiarazione di Ciro Fiola, ovvero le linee giuda della sua presidenza.

Presidente Fiola, ci siamo, aria nuova in Camera di Commercio a Napoli? Come cambierò la Camera di commercio?
«Ecco come cambierà, quando in una casa succede un guaio, c’ è un problema, ci dovrebbe essere la maturità e la serietà di non fossilizzarsi sulle proprie posizioni ma aprirsi al confronto. Alla crescita. E tutti i guai che ci sono stati nella Camera di Commercio di Napoli avrebbero dovuto spingere in tanti a dover auspicare un cambio di passo. C’ è chi mi definisce outsider ma io mi occupo di associazionismo da sempre. Quando è nata l’ Apa, nel 1940, Confindustria non esisteva. E poi se essere l’ outsider significa uscire dal circolo vizioso che si era creato nella Camera di Commercio, ben venga». A parlare è Ciro Fiola, presidente di Apa, socio fondatore di Aicast e futura guida della Camera di Commercio di Napoli, numeri alla mano. Fiola infatti, ex consigliere comunale di Napoli, sebbene debba attendere ancora un mese o due per l’ investitura ufficiale, ha già raggiunto il quorum avendo l’ appannaggio di 17 seggi su 33. Un quorum che ha superato ulteriormente. Giusto? «Sì, infatti siamo arrivati a 21 consiglieri, visto che proprio in questi giorni ho incontrato i rappresentanti di ulteriori categorie di impresa che hanno manifestato la loro intenzione di lavorare insieme. Da Coldiretti ai rappresentanti delle professioni in poi e non è finita qui. Nella speranza di non protrarre oltre questa lunghissima situazione di vacatio ma iniziare quanto prima a lavorare. In maniera pratica, agile e trasparente, per far diventare di nuovo la Camera di Commercio la casa delle imprese». Non sono però mancate le prime critiche. Ad esempio Ambrogio Prezioso, presidente di Unione Industriali ha auspicato una maggiore funzionalità e una riduzione dei costi e soprattutto sembra non ritenga la nuova composizione del consiglio camerale rappresentativa dell’ industria partenopea. «A dire il vero sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare per risollevare le sorti della Camera di Commercio, ossia delle imprese nostrane. Considerate che solo un anno e mezzo fa io mi ero messo a disposizione per fare sintesi, parlare, trovare soluzioni. Ma detto ciò mi fa sorridere sentir dire che si farà una visione corretta e precisa di tutti gli atti che saranno fatti. Lo do per scontato e lo trovo più che giusto, anzi mi chiedo perché non si sia fatto in precedenza. E infatti trasparenza e spending review sono i primi punti della mia vision per quanto riguarda la nuova Ccia. Riguardo alla rappresentatività dell’ impresa partenopea vorrei sottolineare che essere industriali non significa avere la mega -fabbrica, la multinazionale. Il nostro tessuto produttivo è vastissimo e tutte le imprese hanno pari dignità ed esigenze spesso diverse ma ugualmente importanti a cui dare risposte altrettanto velocemente. Il punto è molto più semplice di quanto si pensi: un tessuto produttivo sano fa bene al nostro territorio e in questo il ruolo della Camera di Commercio, o dell’ associazionismo di impresa in generale, è fondamentale. Non bisogna essere cattedrali nel deserto. Ecco la nuova Camera di Commercio spero sia molto simile ad Aicast nel rapporto con le persone. Distante giusto il tempo di una telefonata». Parla per esperienza personale. «In effetti sì. La porta di Aicast è sempre aperta e forniamo ai nostri soci servizi che vanno dalla formazione alle convenzioni con il cinema e tra gli associati che sono invitati a offrire sconti ai colleghi soci. Ma non è tutto. Spesso mi capita di andare a parlare di persona con i nostri soci. Un presidente non è un capo bensì il primo a dover prestare attenzione ai propri soci e ad aiutarli nelle difficoltà quotidiane. Come aiutandoli nella lotta contro l’ abusivismo. Non con i convegni ma con azioni pratiche». Ma torniamo alla Camera di Commercio. Volto nuovo, vita nuova. «Bisognerà partire dalla riorganizzazione strutturale perché si dovranno mettere in campo nuovi scenari a favore dell’ impresa. La Camera di Commercio prima era un sal vadanaio che arraffava soldi senza dare servizi adeguati. L’ accesso al credito, l’ assistenza quotidiana alle imprese. A volte anche nelle piccole cose. Vi faccio un esempio pratico. La Siae. Chi nei propri negozi ha la filodiffusione deve pagare la Siae. Aicast ad esempio è convenzionata e garantisce ai suoi soci un 15 per cento di sconto, a differenza di altre associazioni che prendono una percentuale da Siae. L’ impresa non è un pollo da spennare, ma più che altro un pulcino da crescere. Quando sarà cresciuta ne guadagnerà il territorio e quindi tutto il tessuto produttivo. In poche parole passeremo da una Camera di Commercio che faceva convegni, eventi e fiere a una che sarà vicina agli imprenditori e farà cose pratiche, lavorerà rimboccandosi le maniche».

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