CAMORRA E POLITICA: LA DDA CHIEDE ARRESTI DOMICILIARI PER DEPUTATO CARLO SARRO

CAMORRA E POLITICA: LA DDA CHIEDE ARRESTI DOMICILIARI PER DEPUTATO CARLO SARRO

Politica ed imprenditoria contigua alla mafia casalese, per
l’assegnazione di appalti per lavori per decine milioni di
euro nei servizi idrici, quello su cui la DDA di Napoli ha fatto
luce con una inchiesta che ieri ha portato il gip del capoluogo
campano a chiedere alla Camera gli arresti domiciliari per il
deputato Carlo Sarro (Forza Italia), a cui viene contestato il
reato di turbativa d’asta. Altre 12 ordinanze d’arresto sono
state notificate dal Ros dei Carabinieri ad altrettante persone
tra cui l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio (Forza Italia),
l’ex senatore dell’Udeur Tommaso Barbato (candidato non eletto
nel centrosinistra nelle recenti elezioni regionali in Campania)
e l’ex consigliere regionale Angelo Polverino (Pdl), già
coinvolto in altre inchieste su mafia e politica.
Sarro, componente della Commissione Antimafia e
vicepresidente della Commissione Giustizia, secondo gli
inquirenti, in veste di commissario straordinario dell’Ato3
Sarnese-Vesuviano, ente che gestisce i servizi idrici tra le
province di Napoli e Salerno, avrebbe turbato il regolare
svolgimento di una gara di appalto indetta dalla Gori Spa in
favore di alcune ditte riconducibili alla fazione Zagaria del
clan dei Casalesi. In questa assegnazione si sarebbe fatto
ricorso ai criteri di somma urgenza. A Sarro non si contesta
l’aggravante mafiosa.
“Desta in me sconcerto ed amarezza vedere il mio nome
trascinato in una simile situazione”, ha detto Sarro aggiungendo
che “al fine di prevenire qualsiasi tipo di strumentalizzazione
politica, ho rassegnato le dimissioni dalla carica di
Commissario liquidatore dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano ed
ho rimesso al partito gli incarichi politici da me rivestiti”.
Il parlamentare di Forza Italia, secondo i pm titolari
dell’inchiesta (Sirignano, Maresca, Giordano e D’Alessio;
coordinati dal procuratore Colangelo e dall’aggiunto Borrelli),
sarebbe finito sotto ricatto da parte del referente
imprenditoriale di Zagaria, Giuseppe Fontana (anche lui
arrestato). La DDA ha spiegato, in una nota, che Fontana,
mediante l’intercessione di Giovanni Cosentino e Maria Costanza
Esposito, rispettivamente fratello e moglie dell’ex parlamentare
Nicola Cosentino, “ha tentato di ottenere dall’on. Carlo Sarro,
l’assegnazione di un grosso appalto bandito dall’ente
rappresentando altresì l’intenzione, qualora la sua richiesta
non fosse stata esaudita, di denunciare lo stesso Sarro poiché
destinatario di una tangente di 2,5 milioni di euro”.
“Il gip – prosegue la nota – ritiene che si sia accertato che
Sarro, con la complicità di Lorenzo Piccolo e Antonio Fontana
(gli imprenditori arrestati a cui sono andati alcuni lotti
dell’appalto da quasi 32 milioni), abbia turbato il regolare
svolgimento della gara d’appalto bandita dalla Gori”.
Su Sarro, il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, ha
ricordato di aver “segnalato al responsabile Anticorruzione
dell’ente che la nomina di Sarro all’Ato era incompatibile con
l’incarico di deputato: noi possiamo solo fare un’azione di
stimolo e questa – ha aggiunto – è una patologia della norma”.
Nell’inchiesta della Dda napoletana sono accusati, invece, di
finanziamento illecito e corruzione con l’aggravante mafiosa,
per aver intascato da un imprenditore vicino al clan Zagaria
soldi per le campagne elettorali, Del Gaudio e Polverino,
entrambi finiti in carcere. In particolare, secondo l’accusa,
Polverino avrebbe ricevuto da Giuseppe Fontana 20mila euro per
le Regionali del 2010 (fu poi eletto), mentre Del Gaudio avrebbe
preso 30mila euro sempre da Fontana per le amministrative del
2011, poi vinte. L’imprenditore, in cambio, avrebbe ottenuto la
promessa di appalti, impegno non concretizzatosi tanto che
Fontana, è emerso, ha anche tentato di riprendersi i suoi soldi.
Arresto anche per Tommaso Barbato, ex senatore ed ex
consigliere regionale Udeur, protagonista, a Palazzo Madama,
dello sputo al collega Nuccio Cusumano, quando quest’ultimo
annunciò di votare la fiducia a Prodi contrariamente
all’indicazione del suo gruppo. Secondo gli inquirenti, aveva
rapporti molto stretti con Francesco Zagaria (deceduto), marito
di Elvira, sorella di Michele. Tra il 2001 e il 2005, quando era
responsabile regionale del settore acque, ha affidato il 45% dei
lavori, per un totale di 23 milioni di euro, a ditte di
Casapesenna. L’imprenditore Francesco Martino, emerge
dall’ordinanza, in un interrogatorio del gennaio 2014 riferisce
di aver portato a casa di Barbato una somma di 15-20 mila.
Sempre Martino parla di una somma di 105mila euro data a Barbato
per un altro appalto. Oltre ai soldi l’ex consigliere regionale
chiedeva di assumere persone sue nelle aziende degli
imprenditori collusi per il tornaconto elettorale.
Tra gli indagati ci sono anche un carabiniere e un finanziere
che avrebbero rivelato a Giuseppe Fontana notizie riservate
relative all’indagine su Nicola Cosentino e il fratello
Giovanni, ottenendo in cambio svariati favori, tra viaggi e
posti di lavoro per parenti. Dall’inchiesta è emerso anche il
“giallo” di una pen drive trovata nel bunker di Michele Zagaria
al momento dell’arresto, poi scomparsa e forse tornata nelle
mani del clan in cambio, presumibilmente, di 50.000 euro pagati
a un poliziotto .sarro

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