CASTELLAMMARE DI STABIA: “ULISSE ED IL CAPPELLANO CIECO” DI RAFFAELE BUSSI CANDIDATO AL PREMIO STREGA

CASTELLAMMARE DI STABIA: “ULISSE ED IL CAPPELLANO CIECO” DI RAFFAELE BUSSI CANDIDATO AL PREMIO STREGA

CASTELLAMMARE DI STABIA: “ULISSE ED IL CAPPELLANO CIECO” DI RAFFAELE BUSSI CANDIDATO AL PREMIO STREGA

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L’Ulisse di Bussi, eroe della modernità

di Luisa Martiniello

Quante volte il “nostos” ha crucciato i cuori di chi per un motivo o un altro è costretto a vagheggiare la zolla del suolo natio! Ebbene, l’Itacese, dopo tante peripezie, ha avuto ciò che desiderava, riabbracciare Penelope, l’amato Telemaco, la servitù fedele, ma dopo l’euforia dei primi giorni, la Noia, il peggiore dei mali per parafrasare Leopardi, si è impossessata della sua persona …e la tristezza lo attanaglia senza via di scampo. La sì breve sponda attanaglierà Bonaparte, la linea marcata dell’oceano fermerà Alessandro, il pascoliano Andrè non vorrà far ritorno. Ma Ulisse non è capace di vivere di ricordi, vive nella misura in cui si mette in discussione. Navigare verso l’ignoto potrebbe rimettere a rischio la sua vita, ma di gran lunga il rischio è preferibile all’ignavia. Ecco perché non s’oppone al nuovo volere dell’Olimpo di rimettere i remi in acqua col compito di capire cosa sta sconvolgendo il grande mare, terreno di grandi agitazioni, fortino d’assalto per popoli alla ricerca di nuova esistenza, che potrebbero mettere a rischio la vita dell’Ellade e delle terre ad occidente fino alle colonne d’Ercole. Si mettono in discussione le radici della millenaria civiltà per la quale il popolo greco, e non solo esso, ha versato sangue per difenderla. Al figlio di Laerte il compito di conoscere le cause della crisi che attanaglia il Vecchio continente. Nel viaggio all’interno del Mediterraneo gli è compagno di viaggio un tale Varoufakis, un cappellaio con l’emporio sul porto di Itaca, cieco dalla nascita, ma che grazie ad un cappello frigio riacquista la vista, ma anche la capacità di scontare il futuro.

E’ il preambolo dell’ultimo romanzo di Raffaele Bussi, “Ulisse e il cappellaio cieco” che l’editore Armando ha mandato di recente in libreria. In un viaggio che sembra senza fine, Ulisse ed il suo compagno di viaggio navigano in lungo e largo il Mediterraneo per rispondere ad un enigma iniziale, la capacità di toccare le sponde di tre città nuove. Durante il lungo viaggio approdano in paesi quali Atene, Lesbo, Siracusa, Pithecusae, l’attuale isola d’Ischia, Neapolis, Cartagine fino all’sola di Ogigia, prima di varcare le colonne d’Ercole. La conoscenza è legata ad un enigma iniziale, la necessità di approdare in tre città nuove. La prima sarà Neapolis, la seconda Kart Haddash, ovvero la potente Cartagine, mentre l’indizio della terza l’offre Didone che informa Ulisse che tempo addietro un mercante siriano di nome York aveva sostato nel suo porto e dopo d’essersi rifornito di uomini e vettovaglie si dirigeva al di là delle colonne d’Ercole per approdare in nuove terre e lì fondare una nuova città. La ricognizione all’interno del Mediterraneo porta Ulisse e Varoufakis ad incontrare personaggi dell’antica Grecia quali Temistocle, Solone, Nestore, Didone e Calipso, ma anche imbattersi nella tristezza di uno scenario raccapricciante: guerre, conflitti e miniconflitti, immigrati provenienti dalla terra d’Africa alla ricerca di nuove soluzioni di vita con il Grande mare che è diventato una bara d’acqua, sovranità negate, inquinamento di terreni, atmosferico e con il Mediterraneo che è diventato uno sversatoio immondo di ogni putridume. L’ultima città nuova non è la terra promessa, ma l’ignoto, avverte Varoufakis, forse la soluzione è all’interno del Grande mare, l’antica terra che nei secoli ha dato il peggio di sé, dove l’uomo è stato e sarà vittima dei suoi mali. Le radici del malessere sono difficili da sradicare, perché insite nella natura umana.

Una straordinaria prova narrativa, quest’ultima di Raffaele Bussi, affidata al romanzo “Ulisse e il cappellaio cieco”, candidato al premio Strega, un racconto che corre lungo l’arco di due millenni e più, dove lo scrittore stabiese si serve di personaggi e trame del passato per analizzare la contemporaneità. Sotto la lente d’ingrandimento c’è l’Europa, il Vecchio continente con i suoi problemi, le sue ansie, le sue tristezze, i suoi mali e l’inadeguatezza ad affrontare un futuro che si prospetta per niente roseo, ricco d’incognite e disagi politici e sociali soprattutto. Uno scenario, a volte raccapricciante, ereditato per errori che provengono da lontano, da politiche scellerate legate solo all’illecito arricchimento ai danni di chi oggi bussa alla sua porta per chiedere il tornaconto.

Riusciranno Ulisse e il cappellaio nell’impresa di andare alla ricerca dei mali che affliggono l’Europa e ad essi proporre rimedi? E’ l’interrogativo che sottende il finale del romanzo, la cui ricetta pare l’Autore abbia voluto affidare al lettore, lasciando a ciascuno la libertà di pensiero lontano da ricette preconfezionate calate dall’alto.

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