GIOVEDI’ 2 MAGGIO: DOPO CIRCA TRENT’ANNI SANT’ANTONINO TORNA A SANTA LUCIA PER LA SOLENNITA’ DETTA DEI GIARDINIERI

GIOVEDI’ 2 MAGGIO: DOPO CIRCA TRENT’ANNI SANT’ANTONINO TORNA A SANTA LUCIA PER LA SOLENNITA’ DETTA DEI GIARDINIERI

GIOVEDI’ 2 MAGGIO: DOPO CIRCA TRENT’ANNI SANT’ANTONINO TORNA A SANTA LUCIA PER LA SOLENNITA’ DETTA DEI GIARDINIERI

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Dopo circa un trentennio, giovedì 2 maggio la statua argentea di Sant’Antonino tornerà a Santa Lucia, nella parrocchia dedicata alla Vergine e Martire siracusana: ad accogliere il patrono, che tra il 3 e il 4 maggio girerà in lungo e in largo il borgo “extramurario” fino al ritorno in Basilica il 5 maggio, vi sarà non solo il parroco don Franco Maresca, ma anche la Confraternita di San Pietro e Sant’Eufemia, guidata dal priore Giuseppe Mastellone. Un modo per rinsaldare quel rapporto così speciale tra Sant’Antonino e la comunità sorrentina, che ogni anno si solennizza ben due volte: il 14 febbraio, festa canonica del Santo dove si festeggia la sua “nascita al cielo”, e la prima domenica di maggio, quando ad essere festeggiato è il “patrocinio” di Antonino, cioè il suo amore per Sorrento e i sorrentini. Ma torniamo indietro nel tempo, seguendo le tracce che ad inizio ‘900 raccolse il sacerdote Federico Demartino nella sua “Vita di Sant’Antonino Abate”: “piissimo costume de’ popoli fedeli si è celebrare non solo la festa principale de’ loro protettori, ma anche quella che ha per obietto di onorare con ispecial culto il loro patrocinio”. Un “patrocinio” che per gli antichi significava difesa dalle sciagure ed effusione di prodigi: Antonino era ed è considerato (come tutti i patroni d’altronde) come una sorta di “avvocato celeste”, da festeggiare e ringraziare due volte l’anno con due distinte solennità. La festa del “patrocinio” dunque è antichissima, probabilmente risalente allo stesso periodo di elevazione di Antonino a “patrono” di Sorrento: in passato, infatti, accanto all’ufficio liturgico (le preghiere e le orazioni proprie in poche parole) per la festa di Sant’Antonino del 14 febbraio, vi era un distinto ufficio, in modo che i sorrentini potessero “onorare con una seconda festa il patrocinio del loro eccelso protettore”. Man mano però questa festa, che non aveva una data fissa a noi storicamente nota, andò quasi a confondersi con un’altra festa dedicata a Sant’Antonino: quella dell’Invenzione del corpo, popolarmente detta della “costa”, che cadeva annualmente il 2 maggio in ricordo del tentativo di traslazione del corpo del Santo, custodito nella mura sotto la Basilica. Ad inizio ’800 però la svolta: entrambe le feste, quella del patrocinio e quella dell’invenzione, vennero “accorpate”, se così si può dire, in una nuova festa, che fu detta “dei giardinieri”. A loro spese, ogni anno, i contadini sorrentini (un tempo numerosissimi ovviamente) festeggiavano Sant’Antonino, invocandolo come protettore di vigneti e agrumeti: secondo alcune fonti agiografiche, infatti, il monaco Antonino, secondo il precetto benedettino dell’Ora et Labora, fu per tutta la vita un appassionato coltivatore, specializzato soprattutto nella cura delle vigne. Con questo intervento dunque la festa del patrocinio poté sfidare il mutamento dei tempi, adeguandosi alle nuove spinte socio-economiche: l’agrumicoltura, infatti, andava assumendo un grande rilievo, ben prima quindi che il turismo diventasse il volano di sviluppo della Penisola Sorrentina.  Nel secondo dopoguerra infine, la festa di “Sant’Antonino dei Giardinieri” conobbe un periodo di crisi: nuovo slancio lo si ebbe con la nomina a rettore della Basilica di Sant’Antonino del canonico Gaetano Iaccarino, il quale ebbe l’intuizione di condurre il simulacro del Santo, per la festività di maggio, in una parrocchia diversa ogni anno, rinsaldando il rapporto tra Sant’Antonino e la sua Sorrento. Oggi questa tradizione continua, sfidando i secoli e i mutamenti socio-economici: di contadini quasi non ve ne sono più a Sorrento, ma Sant’Antonino, il cui patrocinio non è mai stato in discussione, non ha smesso di proteggere Sorrento e i sorrentini.

 

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