Lei era nessuno di Letizia Vicedomini alla Libreria Tasso, recensione di Carlo Alfaro

Lei era nessuno di Letizia Vicedomini alla Libreria Tasso, recensione di Carlo Alfaro

Lei era nessuno di Letizia Vicedomini alla Libreria Tasso, recensione di Carlo Alfaro

condividi in facebook

Lei era nessuno“, ultimissimo romanzo della prolifica scrittrice, e attrice, Letizia Vicidomini (Homo Scrivens, Collana Dieci, 2019) sarà presentato lunedì 23 settembre alle ore 19.30 presso la Libreria Tasso Sorrento di Stefano Di Mauro e Angela Cacace dalla stessa autrice, che leggerà e converserà con Carlo Alfaro, con la media partnership di Mda set comunications e L M Style di Lina e Michele De Angelis.

Un romanzo scritto in maniera esemplare, corale, attualissimo, denso come pochi di personaggi, temi, storie e soprattutto emozioni (Carlo Alfaro).

La vita di Ines “prima”

Ines, la protagonista, è una donna bella e curata, di cinquantacinque anni, che è rimasta vedova giovanissima, ha due figlie che adora e vizia, e lavora con gratificazione come impiegata; è sensibile, colta, onesta, leale. La sua vita nasconde però un segreto gelosamente celato al mondo intero: da vent’anni coltiva ogni giorno uno spazio isolato, intimo, sublime e appassionato, che dedica solo a sé e all’uomo che con lei divide questo tempo sospeso. Una “bolla” fuori dal reale, metafora dell’amore perfetto, che tiene i due amanti sollevati da terra, lontano dal quotidiano con i suoi problemi, tristezze e mediocrità, un “microcosmo” ideale abitato solo da loro. Tutto questo, per una o due ore al giorno, da vent’anni, ferie e feste comandate escluse. Tutto il resto delle giornate, è trascorso ad aspettare quel momento di magia che dà un senso ad ogni altro momento, lo permea trasformandolo in attesa, preludio, preparazione. Lui, che pare incarnare il principe azzurro del sogno romantico che alberga nel cuore di ogni donna, si chiama Giuseppe: è bello, fascinoso, colto, sensibile, premuroso, oltre che amante sopraffino. Giuseppe è un avvocato, sposato, che non le ha mai promesso nulla, e lei nulla chiede: solo quell’ora o due di parole, carezze, sesso appagante. Può sembrare poco, ma per Ines è tutto: qualcosa che colma le sue mancanze e i suoi vuoti della difficile realtà del quotidiano dopo la precoce vedovanza. Ines, insieme alle due figlie, è riuscita faticosamente a riprendere in mano la sua vita dopo la morte del marito. E questo grazie anche al fatto che ha ritrovato l’amore, perché le era essenziale. Un amore molto diverso dalle relazioni convenzionali, un sentimento che non si può palesare al mondo, che non prevede condivisione della quotidianità, ma talmente passionale e costante da sembrare perfetto, un dono, un miracolo. Ines appare all’inizio della storia una donna che, dopo i brutali colpi della vita (una madre anaffettiva e frustrata, la perdita dell’amata sorella e del giovane marito), è riuscita a crearsi un magico equilibrio: si prende cura delle due figlie, che ha allevato da sola con coraggio e abnegazione; è impegnata in un gravoso ma appagante lavoro di aiuto alle persone in difficoltà, con ottimi rapporti con direttore e colleghe; ha cura della sua bellezza che resiste al tempo; ha interessi, amicizie care come Anna, buonissimi rapporti con la suocera; e soprattutto, ha un amore vero e importante, il suo porto sicuro da vent’anni, non importa che deve restare segreto, che lui sia già impegnato e abbia chiarito fin dall’inizio che non avrebbe lasciato la famiglia. A Ines va bene così, anche lei non vuole turbare le figlie che hanno già troppo sofferto per la perdita del padre, ed è felice di dividere con Giuseppe quel paio di ore che si regala ogni giorno: lo chiamano “isola”, quello spazio tutto loro, intreccio di passione e complicità immutate negli anni, tenerezze e premure, coccole e confidenze. Rinascere dopo un lutto così tremendo come la morte improvvisa di Filippo, il marito, è stato duro, ma Giuseppe è riuscito a far rifiorire il suo cuore. Per vent’anni, non è mai mancato ai loro incontri, ai loro momenti unici e complici. Una storia d’amore che sembra scorrere in una camera separata dalla vita ordinaria. I due amanti vivono vite parallele in cui l’altro non è mai entrato, famiglie diverse, case, amici, abitudini sconosciute all’altro, ma a loro non importa avendo la certezza, forte quanto mai scritta, di esserci sempre l’uno per l’altra. Tutto meraviglioso, fino a che…

Il crollo delle certezze

Un giorno, Giuseppe manca all’appuntamento quotidiano, e Ines, che si credeva felice fino a quel momento, capisce da quel giorno che il suo paradiso era pura illusione, e sprofonda nella depressione. Giuseppe non si fa più vedere, non risponde più al telefono e presso lo studio legale che aveva dichiarato suo negano addirittura di conoscerlo. Ines, che non ha altre informazioni su di lui, non sa più che fare per rintracciarlo. Lei non ha altri contatti. Non ha mai pensato che dovesse sapere più di quanto lui stesso le raccontava: solo ora si rende conto di non averlo mai conosciuto a fondo, addirittura il nome che le ha dato è falso così come la professione. La sparizione di Giuseppe precipita Ines in un baratro di domande e incertezze, inghiottendola in un vuoto asfissiante. E se fosse morto? Se gli fosse accaduto qualcosa di terribile? Nessuno avrebbe potuto avvisarla. Nessuno sapeva di lei. Lei era nessuno, nella vita del suo uomo. A poco a poco, si delinea un mare di bugie, omissioni, menzogne, false identità, che coprono una realtà inimmaginabile. La perdita di Giuseppe la travolge in una discesa nell’abisso del dolore nel quale finisce per perdere, insieme alla fede in quell’amore che credeva assoluto, la sua stessa identità, convincendosi che, come il suo amore, anche lei stessa non esisteva veramente. In un percorso che assume l’aspetto agghiacciante di un incubo, Ines cerca di scoprire i motivi della sparizione del suo amante e di svelare chi lui sia davvero, per ritrovare se stessa. E’ un po’ la tematica del “ghosting”, un comportamento che sta diventando, secondo gli psicologi, un trend generazionale, nell’era del web: non si affronta più la fine di una relazione chiarendosi reciprocamente, ma semplicemente si scompare improvvisamente, “diventando dei fantasmi”, smettendo vigliaccamente di rispondere a chiamate, messaggi, email, sparendo dai social, anche se fino a quel momento sembrava tutto andasse bene.

Il commissario Andrea Marino

Ma il romanzo a un certo punto cambia registro, dal tradimento della fiducia della donna da parte di un amante vigliacco si entra nel giallo, nel poliziesco, nell’analisi di uno spietato caso di femminicidio, violenza di genere, abuso domestico, psicopatia. Da sempre ostinatamente restia a rivelare la sua relazione a chiunque, nella disperazione della scoperta della vera identità di Giuseppe e dei suoi inquietanti misteri, Ines si confida con la sua amica Anna, che è la nipote della splendida figura umana di Andrea Martino, commissario in pensione che è un gradito ritorno per i lettori della Vicedomini, essendo il protagonista, con la sua meravigliosa famiglia, anche del precedente romanzo, Notte in bianco (Homo scrivens, 2017). Chiamato da tutti “il commissario buono”, in virtù dell’empatia che profonde nei riguardi delle vittime e per il profondo senso di giustizia che guida le sue indagini, Andrea Martino, coinvolto da Anna, senza mai incontrare Ines, imprime una svolta fondamentale alla risoluzione del caso raccapricciante che si cela dietro il mistero che ha distrutto la vita di Ines. Andrea, e Michele Loffredo che ha preso il suo posto in commissariato, in qualche modo “salvano” il genere maschile in un romanzo declinato quasi tutto al femminile quale parte sana della società.

Il personaggio di Ines

Ines è una figura di donna di profonda caratura umana: fiera, lavoratrice, onesta, femminile, intelligente, devota e sincera, ma anche fragile verso l’uomo, al punto di subire un rapporto di cui è prigioniera e succube. L’amore sconfinato di cui è capace per il suo uomo la porta ad accontentarsi per vent’anni di briciole di felicità. La sparizione dell’amante, la perdita di quell’isola beata che credeva di aver costruito con lui e che si rivela invece una cattedrale di bugie, causa un terremoto che rischia di annientarla, innescando la percezione devastante di non essere nessuno, perchè esisteva solo per lui. Alla fine, capirà che una donna deve essere qualcuno soprattutto per sè stessa.

Napoli protagonista

Sullo sfondo, si staglia, con la forza di un’altra protagonista, una Napoli veridicissima, con i suoi personaggi inconfondibili e i suoi incantevoli volt. Una città amata visceralmente dall’autrice, che ne dà tante definizioni colorite e sentite: “meravigliosa e bastarda”, “ibrida come la sirena dalla quale ha avuto origine”, una “giostra felice”, “un luogo pieno di meraviglie, una specie di forziere pieno d’oro che sotto aveva tarli feroci a rosicchiarne il fondo”, “una metropoli stratificata, una millefoglie con tanti gusti tra una sfoglia e l’altra che cozzano gli uni con gli altri, e a volte possono addirittura disgustare: quando si becca lo strato giusto le papille esultano, ma non sempre capita, spesso è l’amaro a rimanere imprigionato nello scrigno della bocca”.

Scrittura

Il libro, lungo 318 pagine, è “pieno di cose”, in una scrittura sicura, vivace, coinvolgente, accorata, espressiva, densa di ritmo, pathos e verità.

L’autrice

LETIZIA VICIDOMINI è nata a Nocera Inferiore, ma lavora a Napoli, è speaker radiofonica per le maggiori emittenti nazionali e regionali, attrice di cinema e teatro, voce pubblicitaria. È autrice di sei romanzi. La prima pubblicazione è del 2006, “Nella memoria del cuore”, edito da Akkuaria, così come “Angel”, del 2007. Nel 2012 è la volta di “Il segreto di Lazzaro”, edito da CentoAutori e impreziosito dalla prefazione di Maurizio de Giovanni. Nel 2014 per Homo Scrivens pubblica “La poltrona di seta rossa”, saga familiare che ripercorre cento anni di storia italiana e l’anno successivo, sempre con la stessa casa editrice, passa con successo al genere noir con “Nero. Diario di una ballerina”. Il romanzo è nella sestina dei finalisti del premio Garfagnana in giallo 2015. La “trilogia dei colori” si completa con “Notte in bianco” (2017). Suoi stupendi racconti sono inclusi in numerose antologie.

Carlo Alfaro

leave a comment

Create Account



Log In Your Account



shares
Vai alla barra degli strumenti