PAOLA ZANCANI MONTUORO E MASSA LUBRENSE

PAOLA ZANCANI MONTUORO E MASSA LUBRENSE

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Il 27 febbraio del 1901 nacque a Napoli, in un’agiata famiglia, una delle più importanti figure dell’archeologia del XX sec.: Paola Zancani Montuoro. Dopo l’università, sposò il compagno di studi e collega Domenico Zancani per poi trasferirsi, nel 1927, ad Atene per frequentare la Scuola Archeologica d’Atene e specializzarsi nello studio dell’archeologia greca. Sempre nel 1927, a causa di un’epidemia di tifo, “Donna Paola” rimase vedova, dopo pochi mesi di matrimonio; la tragedia vissuta lasciò il segno nella personalità e nell’intimo della studiosa, ma non intaccò il suo amore per le civiltà antiche, facendola diventare una delle più importanti archeologhe del Novecento, coinvolta in studi e ricerche in giro per il mondo, per poi tornare sempre nella cittadina peninsulare che ella aveva eletto come suo buen retiro: Sant’Agnello, nell’amata tenuta “il Pizzo”. Nel corso della sua lunga e importantissima carriera, “Donna Paola” effettuò numerosi scavi e memorabili scoperte, tra cui il Santuario di Hera alla foce del Sele (Paestum), insieme al collega Umberto Zanotti-Bianco. Ella rifiutò sempre incarichi universitari d’insegnamento e cariche istituzionali: nel corso del Ventennio Fascista, infatti, noto era il suo antifascismo, e non pochi problemi le causò il suo amore per la libertà e l’odio verso tutte le formule di autoritarismo. Nel dopoguerra, man mano che la sua salute peggiorava e la vista iniziava ad abbandonarla, cominciò sempre più a ritirarsi alla tenuta santanellese. La sua statura intellettuale e culturale, però, faceva di lei una delle più importanti archeologhe al mondo, tanto da essere ammessa nell’Accademia Nazionale dei Lincei. Alcuni dei nomi più importanti dell’archeologia italiana del del secondo dopoguerra si potevano dichiarare, a buon titolo, suoi epigoni, nonostante non avesse mai voluto, per sue convinzioni personali, insegnare. Ma in Penisola Sorrentina vive tuttora quello che può essere definito il suo vero allievo: il prof. Mario Russo.  Frequentando il Pizzo e soprattutto gli ultimi scavi di “Donna Paola”, Mario Russo potè raccogliere molta della cultura e dell’amore verso l’Antico delle grande studiosa, tanto da condensare nei suoi scritti, e soprattutto nel volume dedicato all’iscrizione osca di Punta Campanella, stampato a cura dell’Accademia dei Lincei, il meglio dell’archeologia “zancaniana”. Nel settembre del 1986 la grande archeologa, insieme a Mario Russo, alla prof.ssa Fiorino e alla contessa Fulvia Filangieri, visitò la sede lubrense dell’Archeoclub che allora era ospitata nella canonica parrocchiale. Era giunta non solo per vedere quanto era stato salvato dall’oblio e dalla sicura distruzione dai membri dell’associazione, ma anche per poter dimostrare amicizia e vicinanza a Don Peppino Esposito, da lei definito “parroco-mago”, amante di tutto ciò che era antico e amante soprattutto della conoscenza, strumento di amore da consegnare ai giovani, vere sentinelle del territorio. Il suo messaggio non può dissolversi: solo conoscendo il passato della propria terra la si può amare incondizionatamente.

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