NAPOLI – A MAGGIO, PEPPINO DI CAPRI FESTEGGIA AL SAN CARLO I 65 ANNI DI CARRIERA

NAPOLI – A MAGGIO, PEPPINO DI CAPRI FESTEGGIA AL SAN CARLO I 65 ANNI DI CARRIERA

NAPOLI – A MAGGIO, PEPPINO DI CAPRI FESTEGGIA AL SAN CARLO I 65 ANNI DI CARRIERA

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Peppino di Capri, 60 (+5) anni di carriera: «Festeggio al San Carlo».

Un grande concerto-evento, il primo sul palcoscenico più prestigioso di casa sua, quello del San Carlo. Protagonista Peppino Di Capri, accompagnato dai suoi 60 anni di carriera, che festeggerà proprio al Massimo, il 23 maggio.

«Beh, sì, cantavo con il mio gruppo al Number Two nel 1953 e nel 1954 al Gatto Bianco. Mi ricordo di quell’anno e di alcune prove che feci con Abbe Lane e Xavier Cougat per esibirci insieme nel locale, dove poi ballavamo tutti la sera. E ricordo anche della mia prima volta in tv nel 1956. Ma sono una persona seria e considero il vero inizio della mia carriera il 1958, anno dell’uscita del primo disco di successo con “Malatia” e “Nun è peccato”».

Considerati gli anni di carriera, i successi in tutto il mondo, i premi, i 15 Sanremo ai quali ha partecipato (di cui 3 vinti) e anche il fatto che ogni tanto «Porta a Porta» le dedichi puntate monografiche, lei è una star. Perché non se la «tira»?

«Perché non sono il tipo e non so che cosa neanche cosa voglia dire fare il superbo, anche se attorno a me ce ne sono eccome. Certo, se analizzo quello che ho fatto, forse me la potrei pure “tirare” e se vuole, se proprio insiste, comincio domani…».

Ora pure il San Carlo. Come c’è arrivato?
«Ci avevo già cantato per una serata omaggio a Caruso. Ma questa volta sarà un’altra cosa. Con la sovrintendente Purchia ci siamo visti tante volte e lei mi aveva sempre proposto una serata come questa. “Manchi solo tu”, mi diceva e allora mi son convinto. Abbiamo cercato insieme una data ed ecco pronto il concerto».

Immagino che sarà basato sui suoi evergreen. Che già riempirebbero ore e ore di grande spettacolo. Come funzionerà la serata?
«La base saranno certamente le mie canzoni, riadattate qua e là, e ci saranno alcune sorprese come tre o quattro pezzi abbandonati e rispolverati da “Io te vurria vasa’” a “Santa Lucia luntana”.

Ci saranno anche degli amici a renderle omaggio sul palco? Sarà un «Peppino Di Capri & friends»?
«No, forse perché non sono così amato… Le dirò, anche io non mi considero, o meglio non mi consideravo chissà chi. E sono talmente timido con gli altri che non riuscirei ad organizzare una cosa del genere che mi mette a confronto con gli altri e richiede una forte dose di egocentricità».

Ma lei lega benissimo con gli altri ed è anche uno sperimentatore di contaminazioni con note «altre». Mi ricordo di una versione di «Roberta» con Ludo Brusco e Mr Hyde.
«Se è per questo abbiamo rifatto “Champagne” insieme con Gue Pequeno… Ora mi vedrei come Tony Bennet insieme con Lady Gaga, giovanissima e in gamba».

Io la vedrei con Giorgia.
«Me lo dicono tutti».

Che cosa avrebbe desiderato e non ha mai avuto?
«Un produttore all’americana, uno di quelli che ti dice cosa devi fare e pure come ti devi vestire. Di quelli che ti educano e ti indirizzano anche su ciò che devi imparare, dal ballare, al cantare a recitare, per fare un musical per esempio. Qui in Italia le figure di quel tipo non esistono, pensano solo ad anticipare soldi. Bisognerebbe inventare una bella scuola per produttori di quel tipo, che sappiano valorizzare ciò che di buono abbiamo qui in Italia. Una scuola artistica che percorra la nostra sensibilità, la personalità, lo stile e la cultura che ci appartengono».

Cosa non rifarebbe se potesse?
«Rifarei tutto da capo e anche meglio ora che ho vissuto tanto. Non mi pento di nulla di ciò che ho fatto, neanche le esperienze negative che mi hanno aiutato a crescere e a rialzarmi».

Anche lei, come tante star, ha avuto periodi di crisi più o meno lunghi?
«Eccome, alla fine degli anni ‘60, dopo i Beatles. Era in atto un cambiamento e c’era indecisione, persino nel vestiario. Entrai in crisi».

Quanto durò?

«Tre anni circa, dal ‘69 al ‘71».

Poi ci furono le vittorie ai Festival.

«Sì, levai di torno la casa discografica milanese che mi faceva fare tutto e mi misi in proprio. Dei tempi della rinascita, mi ricordo la sigla di Canzonissima, la vittoria all’ultimo Festival di Napoli in Piazzetta e due Sanremo vinti, quello del ‘73 e quello del ‘76».

Cosa le piace di più di sé stesso? Ha una sola risposta, secca a disposizione.
«Negli anni ho imparato ad amare la mia voce, la mia timbrica vocale. E con piacere, nel tempo, ho visto che nelle persone provoca un effetto straordinario. Crea positività ed emozioni. Insomma “buca”».

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