SORRENTO – (2) VERSO LA FESTA DI SANT’ANTONINO – FEDE E TRADIZIONI – LA CRIPTA DEL SANTO

SORRENTO – (2) VERSO LA FESTA DI SANT’ANTONINO – FEDE E TRADIZIONI – LA CRIPTA DEL SANTO

SORRENTO – (2) VERSO LA FESTA DI SANT’ANTONINO – FEDE E TRADIZIONI – LA CRIPTA DEL SANTO

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Basilica di Sant’Antonino, vi porto nel luogo più intimo in essa, “Il Soccorpo”, ovvero la Cripta del Santo, ma tutti di devoti sorrentini la conoscono come “Il Soccorpo”, luogo dalla intima misticità, dove tutti i “figli” del nostro patrono riescono a mettersi in diretto contatto con lui.

Quando un devoto giunge al soccorpo, dopo aver attraversato una delle navate che conducono ad esso, la prima cosa che fa è appoggiare la testa ad una delle colonne e poi baciarla.

La colonna è simbolo della salda fede di Antonino, anzi, per i sorrentini è lui stesso.

 

Un po di note storiche in più sulla Cripta.

La parte più visitata della Basilica, ove maggiormente si concentrano i devoti del Santo Patrono Antonino, è l’lpogeo o Cripta, comunemente detta del soccorpo ed occupante tutta lo parte ad est dell’ edificio sacro, a livello inferiore di quello con ingresso diretto dalla omonima piazza ed avente accesso da due scale in marmo in prosieguo delle due navate laterali. L’intera area è sostenuta da otto colonne di marmo pregiato recuperate dagli antichi templi pagani della zona, sulle quali si sviluppano gli archi di sostegno: quattro più piccoli all’interno della balaustra, che circoscrive lo zona dell’altare, e quattro piùgrandi all’esterno.

Si possono ammirare sei tele del pittore sorrentino Carlo Amalfi (1707-1787) raffiguranti, ancora, i santi compatroni di Sorrento: i quattro vescovi San Renato, San Valerio, Sant’Attanasio e San Bacolo e gli altri Santi Gennaro di Napoli e Nicola di Bari. Le altre pareti del soccorpo sono arricchite dagli ex voto, che sono lo testimonianza della fede nel Santo e delle grazie ricevute, e da una cospicua serie di “quadri” riproducenti prodigiosi salvataggi marinari.

Al centro della cripta si erge l’altare, sul quale è posta una statua del Santo, alle cui spalle c’è la lampada perenne ad olio con lo lamina d’argento che i visitatori palpeggiano, recitando la preghiera ivi riportata a ricordo del famoso miracolo di Sant’Antonino di guarigione del Vescovo sorrentino.

Si narra che all’epoca della vita di Sant’Antonino il vescovo di Sorrento (probabilmente Amando), cavalcando una mulo, presso lo porta della città fu sbalzato di sella e, cadendo, si fratturò una gamba. Con altri lo visitò il Santo Abate Antonino, che lo rassicurò di una invocazione alla Madonna. Infatti, durante lo notte, il Vescovo sognò il Santo che, prendendo dell’olio da un’ampollina che aveva in mano lo Beata vergine, gli unse la gamba fratturata. Al mattino il prelato si trovò guarito. Da qui è nata lo devozione di ungersi le mani alle spalle dell’altare del Santo e di segnarsi con fede.

Negli estremi angoli laterali (alle spalle dell’ altare del Santo) esistono due altarini: quello di sinistra presenta il quadro di maggior valore artistico di tutta lo basilica, un affresco della Madonna delle Grazie del secolo XIV, proveniente dalle mura della città e quindi ritenuta lo testimonianza sorrentina più antica alla Madre di Dio; quello a destra con il famoso Crocifisso, in legno ricoperto da una guaina in argento, che è portato in processione o in occasione di eventi eccezionali o per penitenza in gravi calamità pubbliche.

La prima solenne processione di penitenza è registrata dal 17 febbraio 1703, in occasione dei continui terremoti che si verificavano in Napoli e nel Golfo. Quattro anni dopo (12 febbraio 1707) analoga processione si svolse per lo riparazione all’interdetto cui da anni era sottoposta lo città e che fu tolto il 25 maggio successivo, così come nel maggio del 171 °, non essendosi verificato il miracolo di San Gennaro a Napoli, per evitare, come si prevedeva in simili occasioni, imminenti disawenture nuovamente si portò in processione il miracoloso Crocifisso. Molte altre ancora sono state le occasioni di una tale processione, di cui le ultime, in memoria, sono quelle in occasione della eruzione del Vesuvio del 1984 e dell’anno della Conversione indetto da Giovanni Paolo Il: in tale occasione dietro al Crocifisso recato dall’Arcivescovo Mons. Zama sfilarono i quattro Sindaci delle Città da Sorrento a Meta.

Le due balaustre di marmo lungo le scalinate di accesso alla cripta sono state scolpite nel 1753, mentre gli affreschi del pittore Pietro Anton Squilles (del 16991 sono stati coperti di stucchi nel 1778.

Questa parte della basilica è ricca delle testimonianze dei miracoli del Santo (un’altra piccola parte è nel locale d’ingresso alla sagrestia). Vi è tutta un’esposizione di quadri degli interventi miracolosi per lo salvezza di naviganti, di cui Sant’Antonino è stato sempre ritenuto efficace patrono, mentre una serie di bacheche racchiudono gli ex voto in argento di prodigi soddisfacenti le invocazioni dei fedeli per guarigioni nel corpo.

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