SORRENTO: TRAGEDIA DEL PRIMO MAGGIO, LA PRECISAZIONE DI UN LEGALE IN MERITO ALLA PRESCRIZIONE.

SORRENTO: TRAGEDIA DEL PRIMO MAGGIO, LA PRECISAZIONE DI UN LEGALE IN MERITO ALLA PRESCRIZIONE.

SORRENTO: TRAGEDIA DEL PRIMO MAGGIO, LA PRECISAZIONE DI UN LEGALE IN MERITO ALLA PRESCRIZIONE.

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SORRENTO. Tragedia del primo maggio 2007: i reati sono prescritti. Con questa motivazione, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, Antonio Fiorentino, archivia la nuova inchiesta sulla tragedia di piazza Sant’Antonino del primo maggio 2007 durante la quale persero la vita Claudia Fattorusso e Teresa Reale travolte e uccise dalla gru dell’impresa che montava le luminarie all’esterno della Basilica del patrono di Sorrento. Il sotituto procuratore Emilio Prisco ha formulato la richiesta di archiviazione.

Nessuna giustizia quindi per le vittime: il figlio di Claudia Fattorusso, aveva infatti presentato un esposto chiedendo la riapertura del caso e arrivando ad ipotizzare un tentativo di depistare le indagini, con una nuova inchiesta a carico di sette persone tra dipendenti comunali e collaboratori della ditta. Ma i reati, dopo 11 anni, sono andati in prescrizione.

La precisazione del legale:

In relazione agli articoli di stampa pubblicati sulle vostre testate nei giorni scorsi in merito alla “inchiesta bis” relativa alla tristemente famosa tragedia del primo maggio avvenuta nel 2007 a Sorrento, quale difensore di fiducia di alcuni dei dipendenti comunali coinvolti, mi preme far rilevare che non risponde al vero che il G.I.P. presso il Tribunale di Torre Annunziata abbia archiviato per prescrizione il procedimento nato dalla nuova denuncia sporta nel luglio del 2016 da un congiunto delle povere vittime, né che i dipendenti comunali siano stati mai iscritti nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo, essendo state loro attribuite in denuncia delle presunte condotte di soppressione e/o falsificazione di atti pubblici volte a coprire responsabilità altrui.
Il G.I.P. ha infatti deciso di dover accogliere la richiesta di archiviazione perchè ha condiviso quanto affermato dal P.M. in merito alla impossibilità di formulare una fondata ipotesi accusatoria nei confronti degli indagati. Conclusione cui il rappresentante della Pubblica Accusa giunge affrontando nel merito le censure mosse dal denunciante, senza far alcun riferimento alla prescrizione, cui invece si richiama il G.I.P. “ad abundantiam” (“… nel caso di specie appare evidente anche l’avvenuta prescrizione di alcuni reati …”).
In conclusione, trattasi di una archiviazione che entra nel merito delle gravi accuse formulate nella denuncia, ritenendole infondate e non – come può apparire da una lettura superficiale e poco attenta della ordinanza del G.I.P. – di una archiviazione per prescrizione.

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