IENE, AVVOLTOI E SCIACALLI AVVISTATI IN PENISOLA SORRENTINA
L’ultimo romanzo di Ildefonso Falcones s’intitola «In guerra e in amore» e ricordo che «in guerra e in amore tutto è possibile», non sono d’accordo ma ci può stare, ma in pace perché fomentare l’odio? Perché accanirsi contro chi rende alla Cultura il sommo servizio dell’informazione? Il desiderio di leggere e d’informarsi è forte e nel silenzio editoriale che attanaglia Sorrento e dintorni abbiamo capito che se si compra un giornale in meno è perché sciacalli divorano il papiro, terme ripugnanti lacerano la carta… Parafrasando intendo dire che chi non è capace di scrivere a favore della comunità, perché privo dei più elementari elementi per poterlo fare, per invidia cerca di distruggere chi cerca di farlo. Peggio, molto peggio, se a farlo è qualcuno che per arcani misteri è diventato giornalista (?). Invece di tessere ragnatele mortali perché non s’ingegnano a diventare anch’essi editorialisti? Usano già mezzi impropri come l’I.A. e lo scopiazzamento per inondare l’etere, possono farlo anche con la carta stampata. A proposito di “mezzi impropri” a breve si chiederà conto dei microfoni e delle attrezzature usate, la loro provenienza. Chiara Gamberale ha appena scritto: «Generosa è la scrittura, uguale a sé stessa, capace di soluzioni imprevedibili. E generosa è la visione del mondo e degli esseri umani di Sara Gambazza». La Gambazza ha appena pubblicato una storia che brucia di passione e speranza: «Quando i fiori avranno tempo per me», storia di un quartiere popolare che resiste ai fascisti, che trova il coraggio di non arrendersi.

Non aspiriamo a tanto coraggio ma di certo continueremo a scrivere nonostante gli infamanti e subdoli attacchi perché adesso si deve narrare una storia che non può più essere taciuta, perché nessuno deve dimenticare l’importanza di scrivere e leggere anche nei periodi più bui. Per le future generazioni che non capiscono, fortunatamente, cosa sta accadendo intorno a loro. Eppure, non abbiamo calpestato i piedi a nessuno, ci siamo presentati al pubblico come quelli che possono far riscoprire, nella barbarie che circonda, piccoli gesti legati alla lettura del settimanale. Bastano poche cose, un leggero alito di vento che ti gira la pagina mentre sei fuori ad uno dei tanti bar della Penisola, il profumo dei cornetti, il caffè o il cappuccino fumante sopra il tavolino, le ginocchia che si urtano col tuo interlocutore e trovare subito il motivo per discutere di quanto sta accadendo. Cose di poco conto ma che riportano al centro noi, gli amici, il nostro tempo che nessuno ci deve più rubare. Abbiamo la presunzione di aver fatto un settimanale che rimetta al centro la domanda: “Come stai?”. Purtroppo alcuni l’hanno interpretata come una sfida, forse perché ancora legati al “Sistema Sorrento”. Come capo redattore ho chiesto ai giornalisti e collaboratori di non accettare provocazioni, riscoprire, in questo momento, l’importanza dell’aspettare perché questo momento storico va vissuto concentrandosi su quello che desideriamo davvero. L’ho chiesto perché dobbiamo dare l’esempio, la Penisola deve ritornare ad essere il luogo speciale dove è possibile godersi la vita, in particolare al tempo e al come lo impieghiamo. La sabbia che scorre nella clessidra ci ricorda che ogni attimo deve essere assaporato in piena consapevolezza perché «la vita è adesso!” come ci ricorda Baglioni…
Aniello Clemente (teologo, giornalista, scrittore)
