Bud, mito dei bambini. Cinema e allegria

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di Enrico Marotta

E’ morto a Roma l’attore Carlo Pedersoli, meglio conosciuto come Bud Spencer. Aveva 86 anni. Insieme a Terence Hill ha scritto momenti diversi e importanti di alcune tra le stagioni più felici della produzione italiana: dalla serie indimenticabile degli ‘Spaghetti western’, all’avventura comica, dal cinema di qualità come indiscusso protagonista per Ermanno Olmi, alle produzioni internazionali di intrattenimento fino a diventare campione di ascolti con le serieTV. Citare il titolo di uno dei suoi film e dimenticare di citarne un altro è fare torto alla grandezza di questo personaggio amatissimo da tutti: giovani e meno giovani. Una vita “divisa a metà”: tra l’essere diventato il campione di nuoto più forte d’ italia in gioventù (il primo a scendere sotto il minuto in una gara da 100m stile libero) ed in età avanzata e con qualche chilo di troppo diventare il più amato protagonista di quel cinema d’evasione che lo vide tra gli anni ‘70 e ‘80 campione d’incassi e di pubblico. Bud Spencer come molti della commedia leggera ebbe critica ingenerosa ed avara colmata però da un amore enorme di un pubblico che è cresciuto con i suoi film, rivedendoli centinaia di volte con lo stupore della prima volta, fino ad imparare le gesta, i movimenti del corpo e del viso, le battute, spesso con poche parole ma cariche di significato ed enfasi. I bambini lo hanno amato proprio per quella faccia da omone buono con la forza del personaggio dei cartoon, recitava col viso, con le mani, con i silenzi, in modo del tutto originale forse perché non veniva dal mondo del cinema ma “c’era capitato per caso”, come spesso ha affermato egli stesso in numerose interviste. Era indolente e pigro, quasi “pedagogico” nell’uso della forza perchè interveniva a suon di pugni solo se necessario, quasi perché doveva, ma mai con cattiveria e voglia di offendere o fare del male al suo buffo e ironico avversario. In quasi tutte le sue pellicole Bud fu un difensore dei deboli e forse il motivo di questo grande amore da parte dei bambini è dovuto in parte al suo viso da fumetto e alle sue gesta da “super eroe della normalità”. Quasi in modo ironico e da gigante “super eroe” doveva spesso riparare ai danni causati dal suo amico combina guai Terence Hill. Bud era il manifesto di un genere, che ribaltava la violenza dell’epopea dei cowboy del genere precedente e rendeva il genere western più surreale, più comico, più vicino ad un italiano medio che voleva divertimento e scazzottate, sedie rotte e tavoli ribaltati durante una partita di poker, una mangiata di spaghetti o di fagioli in pentoloni giganteschi. Allietava con le sue gesta la serata di un Italia che soffriva durante gli anni di piombo, un italia che voleva trovare il lieto fine col sorriso sulle labbra, un italia che ha rivisto i suoi film in Tv, negli anni successivi, per centinaia di volte ma con lo stesso sorriso di sempre. Con i suoi film abbiamo ritrovato: valori, famiglia, gusto dello stare insieme, voglia di avventura, quell’umorismo e quella risata che nel mondo reale non si trovava quasi mai. Io sono stato quel bambino che con suo fratello ed i suoi tanti amichetti predisponeva le sedie allineate davanti alla TV e attendeva il suo gigante buono come si attende un amico di famiglia. Con Bud se ne va un pezzo della nostra fanciullezza ma quel faccione barbuto che amava il cibo e la vita sarà impresso nel nostro cuore e nella nostra memoria per sempre.

Gaetano Milone

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