SORRENTO, FESTA DEL SANTO PATRONO: IL MONACO ANTONINO TRA CAMPAGNA E SORRENTO

SORRENTO, FESTA DEL SANTO PATRONO: IL MONACO ANTONINO TRA CAMPAGNA E SORRENTO

SORRENTO, FESTA DEL SANTO PATRONO: IL MONACO ANTONINO TRA CAMPAGNA E SORRENTO

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Con il patrocinio e contributo del comune di Sorrento, a cura del Rettore della Chiesa di San Paolo a Sorrento è stato pubblicato un interessantissimo lavoro su “Il monaco Antonino tra Campagna e Sorrento, Inni e Regola Benedettina”.

L’agile ed interessante opuscolo presenta tra l’altro bellissime riproduzioni di fotoincisioni tratte dalla “Vita di Sant’Antonino, edito nel 1901 dal sacerdote Federico De Martino,  foto di  Antonino Francesco Gargiulo, di Antonino Fattorusso, di Rosario Di Nota e Gaetano Milone, oltre a notizie riguardanti la regola di San Benedetto ed inni sacri dedicati al Santo Patrono.

Interessanti a corredo del volume prose in lingua napoletana di Rosario Di Nota. Prestigiosa per l’opera la prefazione del sindaco Massimo Coppola, particolarmente vicino ad iniziative culturali ed una stupenda riproduzione su tela, in edizione limitata di una fotoincisione sul miracolo della balena.

Particolarmente significativa la foto di copertina che rappresenta in primo piano Sant’Antonino con alle spalle la città di Sorrento.

Ecco come viene descritta da Rosario Di Nota e don Francesco Saverio Casa: “Fidelitatis Exemplum”

Allo scopo di ridestare nell’animo dei fedeli maggiore venerazione e culto verso il nostro Santo Patrono Antonino, cerchiamo di far conoscere e stimare tramite queste righe, l’immagine posta all’ingresso della Basilica cittadina.

Si tratta, ivi rappresentato, di  un Santo che difende come “Guardiano posto a sentinella dei baluardi civici; un Santo che è degno di essere appreso sempre di più e meglio, preso  a modello e protettore del popolo  di Dio a lui affidato, popolo rappresentato dagli uomini della terra secondo la parola dello Spirito Santo: “E’ milizia la vita dell’uomo sulla terra” (Giobbe, III, 1).

Diciamolo francamente, la vita dell’uomo di oggi non ha più un largo respiro. Tutto corre e scorre. Le opere, anche le più belle, per essere ammirate e lette devono sentire delle vicende dell’ora, e non attardarsi in questioni che a noi uomini moderni non interessano.

Una città, Una porta, Una casa. Un uomo, un Monaco, un Santo, un Patrono. “Dovunque si trovi, una città è una città: una città è prima di tutto uno stato d’animo. Perché è senza dubbio che città è ciò che una società storica decide che la città sia”.

Secondo la Regola di San Benedetto seguita dal nostro Patrono, il portinaio è intermediario tra il monastero e il mondo, è il guardiano della pace dei monaci e, nello stesso tempo, il rappresentante della comunità. Il santo patriarca Benedetto vuole che la casa di Dio sia amministrata da saggi e saggiamente. Che cosa vengono a cercare gli uomini del XX secolo nelle foresterie dei monasteri? Quella dimensione spirituale che non può trovarsi in un albergo. “L’ospite sia accolto in monastero come Cristo stesso”, recita la Regola di San Benedetto. Il monastero, casa di Dio per gli uomini, il monastero casa di Dio, luogo di ospitalità per chiunque vi si presenti, per il povero e lo straniero. A Montecassino San Benedetto spesso fu trovato a leggere presso la porta.

San Benedetto e i suoi figli portarono con la croce, con il libro e con l’aratro il progresso cristiano alle popolazioni sparse dal Mediterraneo. Col libro, poi, ossia con la cultura, lo stesso san Benedetto, lo stesso Antonino e i monaci benedettini salvarono, nel momento in cui il patrimonio umanistico stava disperdendosi, la tradizione classica degli antichi, trasmettendola intatta ai posteri e restaurando il culto del sapere.

Fu con l’aratro, infine, cioè con la coltivazione dei campi che riuscirono a trasformare terre deserte e inselvatichite in campi fertilissimi e in graziosi giardini; unendo la preghiera al lavoro materiale nobilitarono ed elevarono la fatica umana.

Ci diletta indicare Sant’Antonino non solo come monaco e abate, ma anche come portinaio, quale custode e sorvegliante all’ingresso di questa città, di questa casa degli uomini e di Dio, di questo mondo fatto a misura d’uomo e fatto per l’uomo: custode di una porta, delle porte della città, lui il cortese portinaio, l’angelo di guardia.

Un fratello, perseguitato dal pensiero di lasciare il monastero, se ne aperse con il suo abate. Questi rispose: “Rimani in cella, dà il tuo corpo in pegno ai quattro muri della tua cella. Non preoccuparti di quel pensiero. Che il tuo pensiero vada dove vuole, ma che il tuo corpo non esca dalla cella.”

 

Sac. Francesco Saverio Casa,
Rettore della Chiesa di San Paolo in Sorrento

 

Rosario Di Nota, poeta sorrentino

Il lavoro è stato realizzato dalla “Bingwa Art Factory

Gaetano Milone

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