MUSICA MAESTRO: IL COMPLESSO BANDISTICO CITTA’ DI MASSA LUBRENSE (1883-2018)

MUSICA MAESTRO: IL COMPLESSO BANDISTICO CITTA’ DI MASSA LUBRENSE (1883-2018)

MUSICA MAESTRO: IL COMPLESSO BANDISTICO CITTA’ DI MASSA LUBRENSE (1883-2018)

La musica ci affascina, cattura la nostra attenzione, rappresenta una sorta di sottofondo alla nostra vita: chi non ha mai legato un ricordo ad una canzone? Ma ben prima che telefonini e computer ci inondassero di musica, per ascoltare dei pezzi d’autore bisognava attendere le feste patronali: statue e devoti erano accompagnati da solenni e gravi note eseguite da “bande municipali” e la sera, quando il “mistico” lasciava il posto al “mastico”, tutti attendevano con trepidazione il cosiddetto “concertino”. Massa Lubrense, però, a differenza dei paesi limitrofi, non aveva bisogno di sborsare cifre astronomiche per assicurarsi il complesso bandistico più in voga: la banda municipale (e che banda!) la teneva in casa. Nel 1882 il consigliere comunale Alessandro Perrella chiese all’amministrazione comunale di approvare uno statuto e riconoscere ufficialmente la banda che tra alterne vicende operava a Massa già da oltre un trentennio: a scatenare una vera e propria passione verso la musica fu, negli anni’30 dell’800, l’arrivo dei veterani invalidi, che si insediarono nell’ex collegio del Gesù, già adibito a caserma dopo l’espulsione dei gesuiti a fine’700. Tra coloro che giunsero a Massa c’era il foriere Pasquale Pesce, al seguito del padre Raffaele, di professione “musicante”: in poco tempo, intorno a Pasquale, che tra l’altro era un abile organista (fu organista nell’ex cattedrale dal 1865 al 1880), si andò organizzando un complesso di veterani che suonava alle pubbliche ricorrenze oppure alle festività religiose. Il repertorio, ovviamente, spaziava dalle musiche militari alle cosiddette “fantasie”: non mancavano però concerti operistici, che permettevano al pubblico di conoscere le opere allora in voga. In poco tempo la banda dei veterani iniziò ad aprirsi anche ai giovani che intendevano imparare a suonare uno strumento, ma non avevano mezzi per pagarsi un maestro privato: così, composta da giovani e vecchi, la banda di Massa Lubrense non mancava di partecipare alle feste religiose e civili più importanti, spostandosi anche nel resto della Penisola Sorrentina. Il tutto durò, senza una precisa organizzazione, sino a quel fatidico 1882: la richiesta del consigliere Perrella trovò d’accordo il sindaco dell’epoca, il notaio Alfonso Cangiani, e uno dei politici massesi più in vista, Francesco Minieri, commerciante d’agrumi, proprietario del fondo Gesù e priore dell’Arciconfraternita Morte ed Orazione. Dopo un anno di gestazione, l’8 febbraio 1883 fu istituita la banda civica di Massa Lubrense, mediante l’approvazione di un regolamento di 16 articoli: vi si stabiliva, tra l’altro, che il capo-musica (maestro) avrebbe percepito 500 lire annue, non solo per guidare il complesso, ma soprattutto per impartire lezioni agli allievi “musicanti” nella “Scuola di Musica”. La banda nasceva con lo scopo primario, infatti, di “iniziare nella musica quei giovanotti che si sentissero disposti ad intraprendere la carriera musicale” e il municipio si riservò il diritto di nominare un “direttore” per rendere conto al sindaco dell’attività bandistica. Il capo-musicale e la banda, come da statuto, dovevano partecipare a tutte le festività civili e alle processioni di San Cataldo, patrono cittadino, e del Corpus Domini (in queste ultime due occasioni il capo-musica avrebbe percepito 3 lire e i musicanti 1,5, a cura dei comitati promotori). La banda civica di Massa Lubrense, in breve tempo, per l’abilità dei suoi maestri e per l’eccellente repertorio che eseguiva, divenne ambitissima: i “contratti” di musica fioccavano, e il comune non negava mai il permesso di partecipazione. In questo modo i “musicanti” potevano arrotondare i loro stipendi e girare in lungo e in largo: Capri, Vico Equense, Sorrento erano solo alcune delle mete della banda, che allietava le processioni per terra e per mare, e deliziava centinaia di persone con i suoi concerti operistici. I Capi-banda, in effetti veri maestri diplomati al conservatorio, venivano scelti per le qualità artistiche e di norma non erano massesi: celebri sono stati i maestri Raffaele Bifulco, Gaetano Bellipanni (siciliano, ex corista del San Carlo, era solito dettare prima le parole e poi le note delle opere liriche, perché non bastava suonare, bisognava sapere) e Aldo Bellipanni. Nel 1998, alcuni membri della banda, misero insieme un piccolo ricordo, una sorta di “biglietto da visita” per ricordare i 115 anni di ininterrotta attività, nonostante le due crisi belliche: tra gli scritti di Donato Iaccarino, allora assessore alla cultura, e di Peppe Esposito, consigliere comunale e fondatore dell’associazione “Luigi Bozzaotra”, i “musicanti” del periodo si misero alla ricerca dei loro predecessori ancora viventi, per strappare loro qualche ricordo particolare prima che l’oblio recidesse tutto. Si trattava di un esercizio simpatico e riuscito di “Storia orale” dal titolo “Cenni Storici della Banda Città di Massa Lubrense”: Giuseppe Cangiano, “mastu’Peppe”, classe 1907 aveva iniziato a frequentare la scuola di musica e la banda verso i tredici anni. Era un figlio d’arte, infatti il padre suonava il filicorno tenore, mentre il fratello maggiore il trombone. Ricordava un aneddoto divertente “Mastu’Pepp”: la banda suonava a Marina Grande a Sorrento, per la festività di Sant’Anna, e dopo la processione, per vincere la vergogna degli assoli, andò a bere un po’ di vino con Francesco o’Saccone. Peppe ricordava che “se ero sobrio mi emozionavo, avevo paura, mentre se ero in allegria non ci pensavo e nadav tutto bene”: il vino li rallegrò molto, tanto che ebbero una partaccia dal maestro perché non erano arrivati all’ora stabilita per l’inizio del concertino, ma Peppe fece un assolo così meraviglioso mentre si eseguiva la “Cavalleria Rusticana”, che il maestro Raffaele Bifulco gli offrì altro vino per complimentarsi. Mast’Arturo Gargiulo, classe 1925, ricordava di “aver trascurato persino il lavoro per la banda, infatti fui persino licenziato”, mentre Gennaro de Martino, detto “Cangianello”, nato nel 1927, entrato in banda nel’45, non smise neanche sotto le armi, avvantaggiandosi di questa abilità, come d’altronde molti dei “musicanti massesi”,  per evitare mansioni militari pericolose e farsi aggiungere alla banda militare. Sempre “Cangianello” ricordava con malinconia le “trasferte” musicali della banda: inizialmente si usava il camion del “Saccone”, ma in seguito il mezzo adoperato fu l’autobus. Si partiva da Massa Centro e man mano che si saliva verso Sant’Agata si raccoglievano tutti i musicanti: arrivati a Titigliano iniziava l’attesa, perché “Ciccill e’Treppniell”, che suonava il trombone, ci faceva fare “i fungi”, solo quando sentiva il clacson del pulman iniziava a vestirsi”. Il camion del Saccone, però, non era stato il massimo della sicurezza per i suonatori e i loro delicati e costosissimi strumenti: Salvatore Gargiulo, detto “Masterasciello”, classe 1929, ricordava che “una volta, in via Casa Astarita a Meta, sentimmo uno scoppio e ci ritrovammo l’uno addosso all’altro […] si era bucata una ruota, e non solo ci facemmo male, ma si deformarono anche alcuni strumenti che cercammo di raddrizzare utilizzando le bacchette del tamburo”. Oggi la banda di Massa Lubrense, dopo quasi 130 anni d’attività, continua a dispensare buona musica: con una nuova ed elegante divisa, di un blu che ricorda il mare della nostra Massa, i nostri “musicanti” coltivano allo stesso tempo una passione per la musica e recupero delle tradizioni civiche di vecchia data. Un punto di riferimento quanto mai indispensabile, quello rappresentato dai giovani e meno giovani massesi, in una società dove sempre meno persone si mettono in gioco per la comunità: come hanno scritto gli autori del volume, “la banda rappresentava, in ani in cui la radio e la televisione non esistevano o erano di pochi, un diversivo alla routine quotidiana, una novità […] questa istituzione era ed è gioia, allegria, passione e tradizione, tramandata molto spesso di generazione in generazione”. Allora lunga vita alla Banda Città di Massa Lubrense: che possa allietare i nostri momenti felici e non ancora per lungo tempo.

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