MASSA LUBRENSE: LE RELIQUIE DI SAN CATALDO NEI MANOSCRITTI MESSI ALLA LUCE DA DON ANGELO GRIECO NELL’ARCHIVIO DELLA EX CATTEDRALE

MASSA LUBRENSE: LE RELIQUIE DI SAN CATALDO NEI MANOSCRITTI MESSI ALLA LUCE DA DON ANGELO GRIECO NELL’ARCHIVIO DELLA EX CATTEDRALE

MASSA LUBRENSE: LE RELIQUIE DI SAN CATALDO NEI MANOSCRITTI MESSI ALLA LUCE DA DON ANGELO GRIECO NELL’ARCHIVIO DELLA EX CATTEDRALE

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Ancora una pubblicazione storico-religiosa riportata alla luce nell’archivio dell’ex Cattedrale Santa Maria delle Grazie e fedelmente trascritta da don Angelo Grieco, sacerdote massese, scomparso nel secolo scorso. A raccoglierne le “memorie” Andrea Fienga e don Francesco Saverio Casa.

Nel riordino dell’archivio di famiglia mi sono imbattutto in un plico con
documentazione riguardante San Cataldo – scive Andrea Fienga nell’introduzione al pregevole libro – All’interno è presente un fascicolo con copertina di cartone con su scritto “Copia dei manoscritti riguardanti le insigni reliquie di San Cataldo – A. D. 1945”. Incuriositomi, vista la mia passione per la storia locale, ho iniziato a sfogliare questi documenti scoprendo di essermi imbattutto in un altro “lavoro” di don Angelo Grieco, grande amico di mio padre.
Nei trentuno fogli battuti a macchina sono fedelmente riportati i tre antichi manoscritti riguardanti le reliquie di San Cataldo, conservate nella ex Cattedrale di Massa Lubrense e da dove si scopre che una di esse sia stata donata dal Vescovo di Taranto, città il cui Patrono coincide con quello di Massa Lubrense. Parlandone poi con l’amico don Saverio, immediatamente, mi ha convinto a divulgare questi documenti, mai pubblicati da nessuno, anche per non rendere vano il lavoro di don Angelo che, nella sua premessa ai manoscritti, ci spiega che ha deciso di trascriverli per conservarli, qualora per diverse ragioni gli originali
dovessero deteriorarsi e rendersi illegibili o smarrirsi e rendere più facile la lettura a chi non fosse avvezzo alla calligrafia “antica”.
“Il ringraziamento mio e di don Saverio va, in particolare, a mons. Marco Gerardo, Canonico tesoriere della Cattedrale di Taranto, che ha voluto impreziosire questa piccola pubblicazione con un suo contributo, a don Gennaro Boiano, Parroco di Massa Lubrense per la disponibilità, all’amico GianCarlo Russo, ad Angelo La Via, Renata Manzo e a quanti ci hanno dato il loro sostegno”.

Ricostruire la storia documentale del culto dei santi e di quello correlato delle loro reliquie non è mai cosa facile – scrive mons. Marco Gerardo .. Richiede la pazienza del ricercatore, l’acume del critico e la passione di chi, attraverso la storia, soprattutto quella legata alle comunità locali, interpreta il presente. Perché mai nel 2021 dovrebbero interessare ancora vecchie carte che riguardano cose passate, come la provenienza di un osso – che i cattolici chiamano reliquia – o la sua autenticità? Cosa mai potrebbero dire all’uomo queste questioni? Non si tratta, piuttosto, di argomenti che possono interessare soltanto persone avvizzite
tra i libri e le carte di archivi, perdute nel passato ma che poco hanno da dire oggi? Proviamo a rispondere a queste domande, legittime, che la sensibilità contemporanea potrebbe porci.
La ricerca d’archivio, soprattutto quella che riguarda il culto dei santi e delle loro reliquie, ci parla di una comunità cristiana intelligente, critica, che non basa la sua fede su una devozione quasi “magica” o di tipo superstizioso. Cercare l’autenticità della vita di un santo o di una reliquia è compito rischioso, perché il risultato potrebbe essere negativo. Ma proprio il coraggio della critica storica ci mostra che la Chiesa non teme la verità e non rinuncia a cercarla con tutti gli strumenti scientifici (di cui dispone nelle varie epoche).

Così è stato l’esempio, riportato nei documenti sapientemente collezionati da don Saverio, dell’oratoriano D’Onofri che non si accontentò di quanto, tramandato dalla tradizione, veniva ripetuto come vero.  Una comunità senza radici, senza storia, è alla fine una comunità senza un’anima e, quindi, smette di essere comunità, ma rimane al massimo un agglomerato di persone.

Nutro santa invidia per don Saverio e per la sua passione; e nutro santa invidia per voi che lo avete. Egli è, per voi, custode e vate di un amore ancora appassionato e fecondo per le “vostre cose” che vi fanno apprezzare di più la bellezza del mondo, per le “vostre radici” che vi permettono di comprendere e valorizzare le altre
tradizioni, per la “vostra storia” che vi permette di comprendere il vostro presente e progettare insieme il vostro futuro”.

“Un’ eredità storica,  –  sostiene Benedetto Croce, è tesa a scoprire ciò che è vivo. Essa ambisce a delineare percorsi nuovi: ogni persona giunge a far parte del processo creativo tramite il quale il nostro mondo costantemente diventa storia. – scrive don Francesco Saverio Casa –  Per ogni uomo, si badi non gli energumeni del nuovo ed i vacui restauratori dell’antico, il quale abbia in provvista una lanterna individuale onde reagire eticamente al mondo e assumendosi delle responsabilità, ciascuna molteplice risposta deve interagire come eterna creazione del mondo della storia.
La Sacrosantum Concilium, Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio
Ecumenico Vaticano II al n. 111 sostiene che le reliquie nella Chiesa hanno
sempre ricevuto particolare venerazione e attenzione, poiché il corpo dei Beati e dei Santi, destinato alla risurrezione, è stato sulla terra il tempio vivo dello Spirito Santo e lo strumento della loro santità, riconosciuta dalla Sede Apostolica tramitela beatificazione e la canonizzazione. I santi sono venerati nella Chiesa, secondo la tradizione, e le loro reliquie autentiche e le immagini sono tenute in onore.
Nella sua venticinquesima sessione il Concilio di Trento pose delle regole per il culto delle reliquie, stabilendo: “La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche e le loro immagini”. Per reliquie, devono intendersi i resti mortali dei santi canonizzati o dei beati venerati o anche degli oggetti a loro collegati. La ricognizione canonica, il prelievo di frammenti e la confezione di reliquie, la traslazione dell’urna e l’alienazione delle reliquie, costituiscono la procedura canonica da seguire per verificare l’autenticità delle
reliquie e dei resti mortali, per garantire la loro conservazione e per promuovere la venerazione. Sono considerate reliquie insigni il corpo dei Beati e dei Santi o le parti notevoli dei corpi stessi, oppure l’intero volume delle ceneri derivanti dalla loro cremazione: pertanto sono da custodire in apposite urne sigillate e collocate in luoghi che ne garantiscano la sicurezza, ne rispettino la sacralità e ne favoriscano il culto. Conservate e onorate con spirito religioso, vanno evitate qualsiasi forma di superstizione e di mercimonio”.

Il libro verrà pubblicato il 10 maggio, giorno della Festa del Santo Patrono Cataldo.

Gaetano Milone

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